Domani

Domani


Sono andata al cinema curiosa e al tempo stesso con l’aspettativa di sentire cose che già un po’ conoscevo, il tema mi appassiona anche se non ne sono esperta.
Questo documentario parla delle conseguenze che il sistema capitalista ha causato ai nostri ecosistemi, non solo naturali, e soprattutto delle strategie che si possono intraprendere per cercare di uscire da questo tipo di sistema.
Sono uscita dal cinema con qualcosa in più rispetto alle mie aspettative.
Intanto ho apprezzato moltissimo la ricerca fatta dagli autori Cyril Dion e Mélanie Laurent; hanno fatto un giro del mondo non solo per intervistare studiosi, esperti, attivisti e cittadini su questioni riguardanti ecologia, energia, economia, etc… ma anche e soprattutto per portarci numerosi esempi attraverso la testimonianza diretta di comunità locali, più o meno grandi, che hanno costruito e stanno portando avanti attività economiche e sociali basate su processi virtuosi.
In che modo questi processi siano virtuosi diventa chiaro man mano che vengono raccontati attraverso le voci e i volti dei protagonisti.

Il documentario sostiene la tesi che per uscire dal modello globalizzato dove regna la monocultura capitalista sia necessario promuovere reti di comunità locali che funzionino nel rispetto e attraverso l’interdipendenza tra tutte le proprie parti e tra tutti i propri processi.
Gli esempi sono numerosi e riguardano attività produttive di beni e servizi.
Nel documentario si pone l’accento sul fatto che le comunità sono fatte di relazioni e quindi, oltre a comprendere le persone, dovrebbero comprendere anche l’ambiente e tutti gli esseri viventi. Come ricordano gli autori, la foresta è un esempio di comunità in cui le specie viventi e la terra vivono in modo interdipendente tra loro, preservando equilibri fatti per durare molto a lungo e garantire la vita a tutte le specie presenti.
Questa capacità di interdipendenza virtuosa secondo gli autori può essere sviluppata a partire da un livello locale attraverso la creazione di relazioni basate sulla collaborazione e sulla fiducia; le testimonianze dei protagonisti del documentario ci dimostrano cosa significa questo in concreto e che è anche possibile.

Il documentario è diviso in cinque capitoli: agricoltura, energia, economia, democrazia, istruzione.

Il capitolo istruzione si sofferma sul sistema scolastico finlandese.
Anche in questo caso ho apprezzato il fatto che gli autori ci parlano attraverso uno specifico esempio, intervistando gli insegnanti sulla loro scuola. Così ho scoperto che la scuola finlandese ha iniziato a cambiare a partire dagli anni settanta e che il cambiamento è stato lento e graduale e ci sono voluti due decenni per arrivare al modello attuale. Sentendo la descrizione della loro scuola negli anni settanta mi sembrava di sentir parlare della scuola come la conosco io oggi in Italia.

Dire che ambiente, agricoltura, sistemi produttivi, servizi, educazione, democrazia, energia, sono temi connessi tra loro è qualcosa di noto. Eppure, sentire questo concetto espresso con altre modalità ed esempi mi ha permesso di vedere nuove connessioni e di rifletterci ulteriormente rispetto alla mia vita e all’ambiente in cui vivo.

La forza di questo documentario per me sta proprio nell’aver portato così tanti esempi reali, raccontati come si racconterebbe a qualcuno una gita fatta in posto che ci è piaciuto moltissimo, con leggerezza e coinvolgimento.

La bellezza di questo documentario inizia con il vedere le facce felici delle persone che si raccontano.
Inoltre il racconto è accompagnato da una fotografia molto bella e da scelte musicali che lo rendono coinvolgente. Vedendolo mi è venuta voglia di viaggiare, intanto per andare a vedere con i miei occhi alcune di queste realtà. Il fatto che le economie si sviluppino all’interno di comunità locali non impedisce di creare contaminazioni e scambi con altre comunità, su idee, modelli, riflessioni, anche dove adesso certi cambiamenti sembrano impossibili.

Insieme agli esempi vengono forniti dati quantitativi; per ogni esempio gli autori ci fanno sapere quante sono le realtà della stessa tipologia nel mondo in questo momento, oppure ci portano dei numeri per quanto riguarda la convenienza economica di certi sistemi produttivi innovativi.

Per esempio, parlando di agricoltura, contestano la tesi per cui la monocoltura intensiva utilizzata su vasta scala dalle multinazionali di tutto il mondo sarebbe più produttiva di altre tipologie. Sentire che sistemi di produzione agricola più rispettosi dell’ambiente possono essere anche più produttivi dei sistemi basati sulla monocoltura potrebbe anche essere un dato di parte, ma intanto per me è stata un’informazione nuova. Fermo restando che la produttività presa come unico elemento per valutare la bontà di un sistema rispetto a un altro non ha senso.

Ascoltando le esperienze di queste persone che sono riuscite a fare qualcosa di buono per sé e per gli altri può esserci la tentazione di pensare che da noi i tempi non sono maturi per certi cambiamenti, che qui è tutto più difficile. Dico ciò perché mi capita di fare questo pensiero, soprattutto in relazione alla scuola.
E forse a volte è davvero così. Al tempo stesso, se non teniamo viva la speranza, se perdiamo il contatto con la nostra passione e con ciò che riteniamo buono e giusto per noi, davvero non riusciremo a cambiare molto nella nostra vita e nel nostro ambiente.
Vedere qualcuno che ci è riuscito a me aiuta a rimanere in cerca di questa direzione nella mia vita, perché un altro elemento che è emerso costantemente nei racconti è che le attività sono nate da gruppi di persone e dalla cura delle relazioni di interdipendenza.
Personalmente, dalla visione di questo documentario mi porto via un remind su questo insegnamento: non basta saperlo in astratto, richiede una intenzione di cura fatta di ascolto, di attenzione, di consapevolezza nelle mie relazioni, con me stessa e con il resto del mondo.

Come vuole insegnarci questo documentario, i grandi cambiamenti nascono da piccoli passi grazie a persone che si sono messe in ascolto di sé e degli altri.

Domani, documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent, 2015

È segnalato in Arkani Segnali perché: perché…citando una battuta del film Frankenstein Junior…questo film è una testimonianza che il cambiamento “Si..può…fare!!”.

È segnalato per: tutti/e.

Ho scelto questa mia foto perché: passeggiando per milano questa aiuola mi è sembrata un piccolo esempio di foresta urbana. Non so se sia stata voluta da qualcuno in questo modo o se sia una comunità vegetale che si è auto organizzata. In ogni caso mi è piaciuta molto.

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