Memorie d’una ragazza perbene
Ci sono libri che non possono mancare nella libreria di casa e “Memorie di una ragazza per bene” è a mio parere uno di quelli. Simone de Beauvoir non ha certo bisogno di introduzioni, credo sia una di quelle figure femminili che restano impresse nella carne, nelle ossa, nel cuore. Per lo meno è così che è rimasta impressa dentro di me, sin da quando ho letto il suo primo romanzo “L’invitata” (del 1943), durante i miei anni universitari.
“Memorie di una ragazza per bene”, pubblicato nel 1958, è il primo libro dedicato alla sua autobiografia (seguono “L’età forte”, del 1960, “La forza delle cose” del 1963 e “A conti fatti”, del 1972), e in esso vengono raccontati, in maniera molto vivida e descrittiva, i suoi primi vent’anni di vita, fin dalla nascita nel Gennaio 1908.
Simone de Beauvoir accompagna il lettore nella sua infanzia in una famiglia dell’alta borghesia di Parigi e descrive il suo ruolo di brava bambina, cui lei inizialmente si adatta facilmente, il rapporto con la sorella “Poupette”, la fede, lo studio e la lettura, cui si appassiona fin da subito, la guerra e i molti cambiamenti che essa introduce nella vita finanziaria e di relazione nella sua famiglia. Passa poi all’adolescenza e alle prime inquietudini esistenziali, l’amicizia con Zazà, la crisi religiosa e la conseguente perdita della fede, l’amore per suo cugino Jacques e la chiara volontà di non sposarsi e di realizzarsi attraverso il lavoro, fino alla decisione di iscriversi alla Sorbona, dove incontra alcuni degli intellettuali più conosciuti come Simone Weil, Merleau-Ponty, Raymond Aron, Paul Nizan, e il suo compagno J.P. Sartre, nel Luglio del 1929. È questo l’incontro della vita, l’inizio dello sbocciare e fiorire di tutto il suo essere e di tutto il suo pensiero.
“Memorie di una ragazza per bene” è anche il secondo libro di Simone de Beauvoir che ho letto, sempre durante gli anni universitari, e che ho sentito l’urgenza di rileggere ora, dopo quasi trent’anni.
Ciò che mi ha colpito maggiormente della sua biografia, così come mi aveva colpito allora, è la consapevolezza che ha sempre avuto di sé, dei suoi pensieri, delle sue emozioni, del suo diritto ad essere considerata una persona, ancora prima che bambina, adolescente, donna.
Ho trovato interessante e anche sorprendente come già da adolescente, avesse la consapevolezza di ciò che voleva, di ciò che la società le imponeva come donna e che lei non desiderava per sé stessa. Sin da giovane ha mostrato la capacità di essere critica nei confronti del pensiero corrente e delle regole, di fare scelte proprie, in maniera consapevole, di lottare per le sue convinzioni, per ciò che desiderava e che le corrispondeva, per ciò che reputava giusto.
È in questo periodo di cambiamenti, di ricerca di nuovi equilibri, che ho sentito la necessità di trovare ispirazione da una figura forte, che ha saputo vivere la vita in pienezza, in consapevolezza, che ha “sempre trovato la realtà più nutriente dei miraggi”.
“Non voglio che la vita abbia altra volontà che la mia” diceva lei, ed è ciò che mi dico spesso, ultimamente, e che auguro a me e a chiunque desideri vivere una “vita orgogliosa, gioiosa e consapevole”.
MEMORIE DI UNA RAGAZZA PERBENE di Simone de Beauvoir – Einaudi
È segnalato in ArKani segnali perché: è uno stimolo a prendere consapevolezza dei propri bisogni, a coltivare se stessi e le proprie inclinazioni, a prendersi la responsabilità delle proprie scelte e della propria felicità.
È segnalato: per tutte/i
Ho scelto questa mia foto: perché, come scriveva Gertrude Stein, “A rose is a rose is a rose is a rose”, e Simone de Beauvoir è senza dubbio una rosa tra le rose.

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