Litigare fa bene

Litigare fa bene


Lo definirei un manuale di istruzioni per genitori ed educatori, e infatti lo stile è quello del manuale, poco emotivo, poco narrativo, poco evocativo, molto pratico, facile da leggere e da consultare. Eppure leggendo questo libro mi sono venute alla mente diverse immagini della mia infanzia e della prima adolescenza, immagini in cui sono alle prese con qualche mediazione o contrattazione quando andava bene, pugno in un occhio o tirata di capelli il più delle volte.

Il litigio con i pari è stata una presenza costante e importante nella mia crescita, innanzitutto con i miei fratelli, ma anche con i compagni di asilo e di scuola, con i cugini durante le vacanze, con i bambini nella colonia estiva, con i ragazzi del mio condominio e con quelli degli altri palazzi della nostra via, ripensando agli episodi più salienti che mi vengono alla memoria. Ricordo non solo le situazioni ma anche le emozioni che vivevo, i miei ricordi più intensi risalgono alle elementari. Ricordo bene come in quel periodo fossi un’accanita attaccabrighe e quando, pur essendo sorella maggiore, non mi preoccupassi affatto di dare il buon esempio. Ricordo alcune scazzottate feroci ma anche come tra pari fossimo poi complici nel tenere nascosti i nostri scontri dagli inevitabili fraintendimenti che avrebbero fatto gli adulti.

Si perché, non era solo la paura di essere sgridata che mi faceva diventare gelosa custode dei nostri segreti; anche se non era un pensiero consapevole, penso che insieme al litigio ci fosse un bisogno di confronto per esplorare i confini, miei e delle situazioni, e di mettermi alla prova per misurarmi con il mondo. I litigi erano una cosa mia e per quanto mi riguarda pensavo che lo sguardo adulto non avrebbe compreso del tutto la complessità di quello che stavo vivendo.

Ricordo con un certo orgoglio la striscia di scotch marrone che per un certo periodo ha diviso la stanza mia e di mia sorella, quando il mio disordine e il suo bisogno di ordine non potevano convivere senza che arrivassimo a un qualche accordo. In casa non apprezzarono ma per noi fu un esperimento importante e per un momento funzionò, almeno fino alla successiva occasione per poter riprendere i nostri affezionati litigi.

Di tutte queste esperienze conservo ricordi nitidi, intensi e freschi, come se fossero lì, a disposizione, per ricordarmi chi sono e da dove vengo.

È per questo motivo che la proposta dell’autore di lasciare che i bambini possano litigare mi ha convinta da subito, fin dalle prime pagine, senza contare che Daniele Novara porta a sostegno della sua tesi i dati e le osservazioni raccolte in tanti anni di esperienza relativa al tema dei conflitti.

Io non ho figli e non posso esprimere un parere da genitore, però come zia e come insegnante in diverse occasioni mi capita di assistere a litigi tra bambini o tra ragazzini e ho trovato questa lettura utile. Innanzitutto perché offre uno sguardo a mio parere nuovo nella cultura e nelle prassi in cui viviamo immersi oggi. Penso alla scuola e alle frasi che risuonano frequentemente: “dai bambini, non litigate”.

L’idea che il litigio sia il terreno in cui i bambini maturano delle competenze relazionali spiega la sua necessità, intanto per la crescita e lo sviluppo della persona ma anche per prevenire fenomeni quali il bullismo, che è proprio la manifestazione di una mancanza di competenze relazionali.

L’autore illustra con spiegazioni ed esempi il metodo maieutico da lui ideato per aiutare i bambini a imparare a gestire i conflitti, iniziando così a sviluppare delle competenze indispensabili per i rapporti interpersonali e la socializzazione. Ci sono indicazioni anche per le situazioni in cui si teme che i bambini possano farsi male; ripensando anche alle mie scazzottate, ho apprezzato.

LITIGARE FA BENE. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti per crescerli più sicuri e felici, di Daniele Novara, ed-Rizzoli BUR, 2013.

È segnalato in Arkani Segnali perché: avere strumenti per aiutare le nuove generazioni a sviluppare le competenze relazionali.

È segnalato per: genitori e tutte le persone che hanno un ruolo educativo: zie/i, nonne/i, insegnanti, educatori. Counselor e altri professionisti della relazione d’aiuto.

Ho scelto questa mia foto perché: l’ho scattata in occasione di uno degli ultimi litigi tra i miei nipoti a cui ho assistito ed è anche stata la soluzione che hanno trovato al loro litigio: “smontiamo la costruzione per farne un’altra! No, non la tocchiamo!” Sono arrivati a una soluzione scegliendo di scattare alcune foto ricordo prima di smontare tutto e ricominciare a giocare.

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