La vita segreta degli alberi
La mia relazione con gli alberi è iniziata quando ero bambina; ci sono due alberi che sono stati particolarmente importanti e che ricordo con riconoscenza, sia per i momenti piacevoli sia perché mi hanno offerto un posto tutto mio quando cercavo solitudine e silenzio.
Il primo è un ciliegio sul confine dell’azienda agricola in cui vivevo.
Mi piaceva arrampicarmi e accomodarmi sui rami: c’era fresco quando faceva caldo, momenti di osservazione ravvicinata delle formiche e, una cosa che mi piaceva moltissimo, una visione dall’alto rispetto al territorio, una delle cose che più ho amato nelle mie numerose fughe sugli alberi. Ricordo dei tramonti bellissimi, d’estate, mentre stavo comodamente appoggiata al tronco e ai suoi rami.
Poi un giorno la mia famiglia si trasferì e così cambiai albero di riferimento.
Il secondo albero stava nel campetto di fianco alla mia nuova scuola elementare, quando ancora era nuova e un po’ minacciosa, il cambio di scuola era stato un momento difficile.
Ho il ricordo di alcune ore passate a osservare la mia scuola da fuori, al sicuro e nascosta in mezzo alle foglie. Sembrava diversa dalla scuola che vivevo all’interno. Riuscivo anche a vedere una parte delle finestre della mia classe.
Ricordo anche che più di una volta quando ero in classe mi è capitato di immaginare come sarebbe stata la scena che stavo vivendo vista da fuori se fossi stata appollaiata sul mio albero. Questa fantasia mi dava sollievo e i miei pensieri volavano già al pomeriggio.
La mia vicinanza agli alberi è nata in questo modo. Anche se a un certo punto ho smesso di arrampicarmi, per un motivo o per un altro gli alberi hanno continuato ad accompagnarmi, soprattutto nei miei ricordi piacevoli. I momenti più spassosi della mia infanzia li ho trascorsi a giocare in una pineta di montagna.
Così è stato per me un piacere leggere questo libro, che mette insieme la storia di amore dell’autore per gli alberi con le sue conoscenze di guida forestale.
Ho scoperto che ci sono moltissimi misteri e curiosità; la cosa più interessante per me è che si parla in modo approfondito delle funzioni che tutte le piante e in particolare gli alberi svolgono, del loro ciclo vitale e di tutte le implicazioni e connessioni che questo ciclo comporta.
Si parla di habitat, di terreno, di ciclo dell’acqua, dell’interazione con numerosissime altre specie viventi, quindi di ecosistema, attraverso un percorso di conoscenza organico e che diventa via via più interessante man mano che si procede nella lettura.
Mi è già capitato di leggere libri divulgativi che parlano degli alberi e delle loro funzioni all’interno dell’ecosistema terrestre e umano in particolare.
Questo testo prova a partire dal punto di vista degli alberi; ce li presenta come creature dotate di sensi e di funzioni che sono molto simili alle nostre: gli alberi comunicano tra loro, hanno memoria, provano qualcosa di simile alle emozioni, compiono delle scelte.
Anche se tutte queste funzioni sono svolte in modo per noi incomprensibile e “non abbastanza umano”, la lettura di questo libro mi ha aiutata a sentirmi un po’ più vicina al mondo vegetale e a comprendere, per esempio, che una foresta o un bosco sono luoghi molto più energeticamente sensati di una serra o di una piantagione artificiale.
L’autore non punta il dito verso le coltivazioni di cui abbiamo bisogno per sfamarci e per vivere. E infatti non suggerisce di smettere di mangiare insalata o mangiare solo le mele che cadono dagli alberi.
L’autore ci racconta quanto la foresta e il bosco siano organismi essi stessi e di quanto sia importante, per tutti, preservare delle aree affinché, con i loro tempi, questi complessi organismi possano svilupparsi e riprendersi un po’ di territorio.
Questi concetti mi erano già noti prima della lettura del libro ma rivederli, dal quasi-punto di vista di un albero, mi ha aiutata a dare più importanza e a riscoprire un sapere che in qualche modo avevo già intuito da bambina intessendo una relazione con un altro organismo vivente.
Sono cresciuta in un’azienda agricola. Proprio per questo, o nonostante questo, ho sempre pensato che un animale in gabbia soffra.
L’autore, rifacendosi a degli studi scientifici, ci racconta che le piante sentono e che i loro parametri vitali migliorano se vivono in comunità, se hanno vicino delle piante simili più adulte mentre si stanno sviluppando (uno dei motivi per cui una foresta ha bisogno di molti anni e di più generazioni per stabilizzarsi); riflettendo su questi aspetti ho ripensato ad alcune emozioni che mi capita di provare.
Per esempio, mi accorgo che da tempo provo tristezza per le piante che vivono in vaso, soprattutto per le grandi piante che hanno poco spazio per le radici. Le immagino isolate perché non possono comunicare con altri esseri viventi e con loro simili. Preferirei vederle in un giardino vicino ad altre piante, credo che starebbero meglio, di sicuro starei meglio io.
E, a proposito di stare bene io e delle mie emozioni, questo libro mi ha fatto riassaporare la consapevolezza di quanto mi piace camminare, respirare e stare nel bosco. E per questo non c’è bisogno di spiegazioni, la bellezza non si può raccontare e spiegare, è qualcosa di cui si fa esperienza.
Una domanda per la quale l’autore prova a proporre soluzioni pratiche è: come facciamo a fare queste esperienze di immersione nella bellezza se prima non la preserviamo?
LA VITA SEGRETA DEGLI ALBERI di Peter Wohlleben, Macro Edizioni, 2016
È segnalato in ArKani segnali perché: perché anche la vita vegetale è piena di bellezza e di mistero e questo libro è un’occasione per scoprirlo
È segnalato per: tutte/i
Ho scelto questa mia foto perché: faccio spesso foto agli alberi. Questo è l’ultimo albero a cui ho scattato una foto

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