La via dell’artista
La prima volta che ho sentito la parola “talento” credo sia stata verso gli 8-9 anni a catechismo, leggendo e commentando la famosa parabola dei talenti.
Mi è subito piaciuta. Soprattutto ho subito collegato il talento a qualcosa di soggettivo e personale (ciascuno ha il suo!), un dono che bisogna saper riconoscere e coltivare.
La cosa che più mi aveva colpita era che non bisogna sprecarlo: non è importante quanto grande sia all’inizio, ma piuttosto il fatto di non lasciarlo incompiuto (nascosto, inutilizzato sotto terra) e invece di usarlo per farlo fruttare, per farlo crescere e sviluppare.
Naturalmente questo non mi ha impedito di passare poi l’adolescenza e la prima giovinezza nella convinzione di non aver nessun talento, ma se non altro mi ha facilitata, nei successivi percorsi di crescita, a individuare i miei punti di forza, fino ad ampliare ulteriormente la mia personale definizione di talento.
Che oggi per me è quella qualità-caratteristica-abilità che posso esprimere con facilità e leggerezza e che, soprattutto, quando la esprimo, mi dà gioia e soddisfazione.
Quindi qualcosa che ha a che fare con la creatività e l’espressività, eppure non necessariamente qualcosa di artistico, almeno nel senso più tradizionale del termine.
Il talento come qualcosa che mi riesce bene e che mi dà piacere. Svincolato da qualsiasi straordinarietà, eccezionalità, paragone o competizione con altri.
Qualcosa che sono e che, se mi do il permesso di tirarla fuori, diventa creatività ed espressione di me.
Il talento come espressione di sé.
Quindi anche il concetto di creatività, a un certo punto, per me si è ampliato.
In origine era quella cosa che hanno gli artisti, che a loro volta sono quelli che fanno opere d’arte, cioè capolavori irripetibili e che li rendono famosi.
Mentre oggi per me la creatività è una pratica (sì, una pratica, perché è qualcosa che “si fa”, altrimenti resta una fantasia) attraverso cui posso esprimere parti di me; ed è davvero poco importante se l’occasione è un foglio da disegno coi pastelli a cera oppure la filastrocca da inventare per divertire i miei nipoti.
Un libro per me importante, perché ha dato concretezza a queste mie riflessioni e mi ha offerto ulteriori spunti per contattare e ampliare i miei talenti, è LA VIA DELL’ARTISTA di Julia Cameron: un viaggio di 12 settimane in cui si viene accompagnati alla riscoperta della propria creatività.
Riscoperta, sì, perché l’assunto di base è che siamo tutti creativi anche se a volte ce ne dimentichiamo o abbiamo disimparato ad esserlo.
Attraverso esercizi semplici (e potenti) Julia Cameron ci conduce a ricontattare il nostro bambino interiore e a riconoscere quei pensieri limitanti che si trasformano in autosabotaggi; soprattutto indica i modi per superarli e trovare la via per liberare il proprio talento.
LA VIA DELL’ARTISTA – Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi, di Julia Cameron (Ed. Longanesi)
È segnalato in ArKani Segnali perché: “La nostra musa più potente è il bambino che è in noi”
È segnalato per: Tutti e tutte; per Counselor;
Ho scelto questa mia immagine perché: il talento può sbocciare davvero ovunque.
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