La vasca del Führer
Non so da dove cominciare per descrivere il libro che ho tra le mani e che faccio fatica a lasciare andare, perché ho la tentazione di ricominciare a leggerlo da capo.
Posso intanto dire che racconta le avventure inimmaginabili di un’eroina spavalda, coraggiosa, insolente, sensibile, sofferente, libera, geniale, che ha attraversato con audacia e determinazione il secolo scorso, dai ruggenti Anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale. E che è una biografia, perché tutte le vicende e i fatti narrati sono ampiamente documentati in saggi, articoli, fotografie e archivi storici.
Tuttavia è anche un romanzo, perché l’autrice, Serena Dandini, fa ricorso alla fantasia per ricostruire dialoghi e situazioni private, e soprattutto per creare una struttura narrativa che riesce a mettere in luce quelle zone d’ombra intime e personali che solo la protagonista potrebbe svelare.
Ed è struggente – almeno per me lo è stato – scoprire le avventure di questa donna spontaneamente straordinaria ed emancipata in tempi in cui era praticamente impossibile esserlo, e sapere che poi ha fatto di tutto per celarlo e per essere dimenticata; e osservare che in parte c’è riuscita e in parte – per fortuna – invece no, grazie a più di “sessantamila negativi, fotografie, diari, bozze di articoli, lettere d’amore e decine di ricordi. Un immenso tesoro sommerso” che il figlio, dopo la sua morte, ha scoperto in soffitta e riportato alla luce come reperti archeologici di un’epoca antica e misteriosa.
Faccio fatica a svelare il nome della protagonista, come se quel pudore e quella sofferenza che Dandini mi ha aiutata a contattare mi fosse ancora un po’ rimasta addosso e non volessi in qualche modo tradire le volontà di questa donna così forte e insieme così fragile. Ma tant’è. Non è certo un segreto.
“La vasca del Führer” è la biografia romanzata di Elizabeth Miller Penrose, in arte Lee Miller. E si scopre che Lee Miller di vite ne ha avute almeno tre.
Quella di modella scoperta dall’editore di “Vogue” alla fine degli anni Venti e diventata icona della moda immortalata dai più grandi fotografi dell’epoca.
Quella di brillante fotografa, esperienza iniziata come allieva e poi compagna di Man Ray, con cui fa esperimenti innovativi e inventa la tecnica della solarizzazione; è la vita in cui i suoi amici più vicini sono i pittori Pablo Picasso e Max Ernst e i poeti surrealisti Paul Éluard e Jean Cocteau.
Infine quella di corrispondente di guerra, come unica donna al seguito delle truppe alleate, dalle coste della Normandia ai campi di sterminio in Germania; è in questa vita che scatterà la celebre fotografia della vasca di Hitler (la foto è sua, per ideazione e necessità espressiva, anche se materialmente a scattarla è stato David Scherman, suo collega e caro amico).
Trasversale in tutte queste vite ed esperienze straordinarie la sua libertà di essere se stessa, che si è di volta in volta manifestata in modi diversi: attraverso una sessualità libera ed emancipata, in relazioni d’amore appassionate, nel suo sguardo sul mondo originale e critico, nella sua arte. E nel suo rapporto con la bellezza, a partire dalla propria: che è qualcosa da esibire, nascondere o camuffare a seconda di come sia più funzionale alla propria libertà e indipendenza.
A proposito di questo Dandini scrive “Chi meglio di lei, che è stata la donna più bella del mondo, può sapere che è proprio la bellezza il più ambìto di tutti i campi di battaglia?”.
Eppure la bellezza, in qualsiasi forma artistica – pittura, fotografia, poesia, letteratura, teatro, cinema – nella vita (nelle vite) di Lee Miller è puro nutrimento, è una necessità quasi fisica, è la risposta a un bisogno di sopravvivenza.
E Dandini infatti, seguendo le tracce di Lee Miller, ci accompagna in una speciale visita guidata nel mondo dell’avanguardia artistica europea che attraversa, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, la guerra civile in Spagna e la seconda guerra mondiale.
E ci ricorda, anche in questi tempi così strani, che l’arte è uno strumento potente dell’impegno civile, capace di resistere alle dittature – esemplari le vicende di Guernica di Picasso – e, più in generale, a ogni forma di oblio delle coscienze.
LA VASCA DEL FÜHRER di Serena Dandini, Ed. Einaudi Stile Libero, 2020
È segnalato in Arkani Segnali perché: è un viaggio nell’arte, nella bellezza, nella sofferenza, nel coraggio, nell’orrore, nella resistenza; un viaggio nelle contraddizioni di un’epoca, per cercare chiavi di lettura del presente.
È segnalato per: chi si appassiona delle vite delle persone e si emoziona a intrecciare i fili delle loro storie.
Ho scelto questo foto perché: Neve a primavera. L’urgenza di fiorire, nonostante tutto.

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