La realtà non è come ci appare
Carlo Rovelli, fisico teorico e creatore di una delle principali linee di ricerca in gravità quantistica, in questo libro espone una ricostruzione della storia della fisica fino ad argomentare i presupposti, i punti nodali e le implicazioni del suo lavoro di ricerca.
Come lo stesso autore chiarisce, il suo lavoro (che si svolge insieme a molti altri fisici) non può chiamarsi ancora teoria perché per diventare tale occorre aspettare molte conferme sperimentali, più di quelle che ha già iniziato ad avere.
Rovelli, ripercorrendo la storia della fisica fino ai nostri giorni si addentra nel processo che permette di arrivare a una teoria e, ancora più in generale, nella spiegazione di cosa significa fare scienza.
Ciò che ho molto apprezzato nella sua ricostruzione è la capacità di esporre il cuore di ogni teoria all’interno di in una visione ampia e d’insieme, mettendo le teorie a confronto una con l’altra, evidenziandone punti forti e debolezze, coerenze e incoerenze; questa dimensione rispecchia lo sforzo che i fisici stanno facendo anche in questo momento storico cercando di superare le apparenti contraddizioni tra le teorie fisiche che funzionano e che ad oggi riescono a fare previsioni corrette sulla realtà.
La trattazione ha una finalità divulgativa e Rovelli riesce a entrare nel cuore dei problemi rendendoli accessibili anche a un pubblico che non ha nozioni di fisica.
Pur avendo studiato fisica all’università, nel mio percorso di studi non ho approfondito certi campi o ne possiedo solo i rudimenti; questa lettura mi ha aiutata a rimettere insieme dei pezzi di puzzle che nel mio percorso erano rimasti un po’ a sé stanti.
Proprio negli ultimi 20 anni si sono compiuti dei passi importanti nella ricerca; Rovelli ci spiega quali sono questi passi e quali sono le prospettive della ricerca attuale e le varie direzioni che sta prendendo la fisica teorica. Il suo filone di ricerca è uno dei percorsi intrapresi, non l’unico, come ci spiega.
Leggere questo libro è stato soprattutto un grande piacere: questa lettura mi ha rapita, mi ha portato in una dimensione di riflessione e di pensiero profondo.
Ricordo questa dimensione di piacere per lo studio negli anni dell’università.
Mi sono di nuovo sentita davanti alle stesse domande che mi avevano spinta a scegliere la facoltà di fisica, domande che periodicamente incontro o mi pongo nella mia vita. Per esempio, cos’è il tempo? Com’è fatta la materia e cosa è? Domande a cui negli anni sono arrivate solo alcune risposte parziali e che periodicamente ritornano e si arricchiscono di nuovo sapere e di nuovo non sapere. Ricordo ancora che già al liceo mi ero posta la questione di cosa fosse il tempo e mi ero risposta che non esiste, che è solo un parametro umano. Però non ero andata oltre a questa intuizione, senza studiare fisica non sarei riuscita ad approfondire la questione e a capire quali implicazioni ha la non esistenza del tempo, cos’è lo spazio tempo e cos’è lo spazio tempo quantistico. Queste sono alcune delle questioni affrontate dall’autore, che racconta l’evoluzione della concezione del tempo e dello spazio nella storia, a partire dai primi filosofi.
Quest’anno ho iniziato con mia grande gioia a insegnare fisica al liceo e questo mi ha spinta a riprendere in mano la fisica moderna. Non basta un ripasso per poterla insegnare, non solo perché nel frattempo la fisica è andata avanti e io non avevo mai approfondito certi argomenti, ma anche perché insegnare richiede una riflessione sia sui contenuti che sulla didattica.
Questo non è un testo di approfondimento ma è molto utile ad orientarsi; è stata una delle letture che mi hanno aiutata ad avere una visione più ampia sull’evoluzione del pensiero e della ricerca nella fisica teorica fin quasi ai nostri giorni.
Al di là dell’utilità per la didattica, ha toccato delle domande che mi capita di pormi anche nella quotidianità.
La fisica non risponde a tutte le domande che possiamo porci e non è l’unica via percorribile per chi è in cerca di risposte e di senso rispetto alla natura del mondo.
In ogni caso risponde ad alcune domande che in altre epoche e ancora oggi si pongono anche filosofi e poeti, come Rovelli ci ricorda. La peculiarità e la forza della fisica è che traduce tutto in equazioni che sono in grado di fare previsioni sulla realtà.
Allo stesso tempo, più la ricerca va avanti più ci rendiamo conto di non sapere, perché nuovi interrogativi si aprono: in questo senso la fisica non ci dà delle certezze ma è affidabile perché ci fornisce le risposte migliori che abbiamo al momento presente.
“L’avventura della scienza, anche se affonda le radici nel sapere precedente, ha la sua anima nel cambiamento…..La natura del pensiero scientifico è critica, ribelle, insofferente di ogni concezione a priori, a ogni riverenza, a ogni verità intoccabile……La ricerca della conoscenza non si nutre di certezza: si nutre di una radicale mancanza di certezze. La scienza rispecchia il meglio che sappiamo sui problemi che affronta. È proprio la sua apertura all’apprendere, al rimettere in discussione il sapere, a garantirci che le risposte che offre sono le migliori disponibili: se si trovano risposte migliori, queste nuove risposte diventano la scienza”.
Per me l’essenza stessa della vita è una ricerca di senso, che richiede passione e un confronto con gli altri per andare avanti. In questo libro emerge chiaramente come la scienza sia un percorso plurale, fatto di continuo dialogo, di confronto anche acceso, di momenti di crisi e di messa in discussione che richiedono un grande lavoro collettivo. L’autore con molta passione e cura ci racconta queste crisi e come queste rappresentano l’opportunità per accedere a una comprensione più ampia.
LA REALTA’ NON È COME CI APPARE – La struttura elementare delle cose. Di Carlo Rovelli – Raffaello Cortina Editore, collana Scienza e Idee -2014.
È segnalato in Arkani Segnali perché: da alcuni anni si sente spesso parlare di fisica quantistica, questo libro è un’occasione per farsi un’idea di cosa sia.
È segnalato per: chi si interroga sulla natura dell’universo.
Ho scelto questa mia foto perché: è un particolare della basilica di Sant’Ambrogio a Milano che mi fa pensare alla struttura granulare e relazionale della realtà di cui parla questo libro.

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