La barbarie silenziosa

La barbarie silenziosa


Ho iniziato a leggere questo libro perché conosco l’autrice, Alba Arena, come persona competente, umile, generosa e ironica, caratteristiche che muovono in me una grande ammirazione nei suoi confronti. Ho iniziato a leggere ed ho dimenticato l’autrice, scoprendomi catturata da un saggio come se fosse un romanzo.

Quasi in ogni pagina ho trovato degli spunti di riflessione, come essere umano, come donna, come professionista. Il testo tratta la piaga del femminicidio (reato contro la donna) fino alla forma più estrema del femicidio (assassinio di una donna).

La lettura è crudele, perché il fenomeno è presentato con ampiezza di dati aggiornati sulla situazione della violenza contro la “donna” in quanto donna. I dati epidemiologici sono supportati da un’analisi accurata, quella che fa emergere come luogo d’elezione dei reati contro la donna le relazioni intime e familiari.

Alla domanda spontanea: com’è possibile questo nei territori elettivi dell’amore? l’autrice risponde proponendo una lettura complessa. I meccanismi psicologici e l’humus sociologico e culturale da cui questi sono nutriti, la prospettiva ampliata nel paradigma patriarcale che regola lo sviluppo intrapsichico e sociale fondativo di questo imbarbarimento sono esplicitati in modo chiaro, appassionato e competente.

Il problema è visto nel suo essere una “barbarie” e inquadrato in un orizzonte più ampio di degradazione della coscienza.

La violenza contro le donne è una questione sostanziale che riguarda le donne, gli uomini, prima di tutto che riguarda l’umanità.

È un testo di grande respiro e di pragmatica (a tratti drammatica) presenza: non si parla solo di massimi sistemi, anche di uso violento del linguaggio, dell’educazione, delle relazioni. Al testo fanno da contrappunto la voce degli uomini e la voce delle donne, quelle che sulla loro pelle portano le cicatrici di questa violenza.

L’analisi delle concause fondative porta a delineare delle vie d’uscita, lungo le diverse dimensioni del problema, sia negli aspetti emergenziali (acuti), sia in termini preventivi, sia, nel lungo periodo, attraverso modelli di sviluppo sociale ed educativo che pongano l’essere umano, donna e uomo, al centro di un’educazione all’amore che possa essere salvifico per l’umanità.

Ho scelto di segnalarlo perché, come dicevo, è un testo che ho sentito “mio” a tanti livelli. Sono stata bambina e sono donna, sono in contatto quotidiano con donne e bambine il cui dolore è ancora vivo e forse con tanto tempo e amore potrà essere trasformato. Mai dimenticato. Ho capito di aver trasformato il mio dolore quando ho iniziato a sentire, nella risonanza del dolore altrui, oltre alla rabbia nei confronti della barbarie ed alla condanna per il comportamento, la compassione per il “barbaro”.

La via d’uscita è una via d’amore per tutti, non è una lotta delle donne contro gli uomini. Non può esserci completezza del Sé senza il riconoscimento compassionevole dell’altro. Il millenario e degradante paradigma patriarcale ha colpito uomini e donne ed il lento lavoro di tessitura riparativa può prendere forma a partire da un lavoro che abbia come focus una rinnovata educazione all’amore.

LA BARBARIE SILENZIOSA, di Alba Arena, Ec edizioni clandestine, 2014

È segnalato in ArKani Segnali perché è un saggio profondo che integra diverse prospettive con un linguaggio semplice ed appassionante.

È segnalato per tutti e per tutte.

Ho scelto questa mia foto che omaggia il lavoro dell’artista Elina Chauvet, “zapatos rojos” e di tutte le donne (e gli uomini) che sanno amare.

busi_feminicidio                                                           di Cristina Busi

 

 

 

14 Comments

Add yours

+ Leave a Comment