Figli della libertà

Figli della libertà


Dopo aver visto il loro primo documentario ero molto curiosa di vedere questo secondo lavoro che parla del mondo della scuola. I protagonisti, che sono anche registi e attori principali, sono un nucleo familiare composto da papà mamma e figlioletta di sette anni.
Il tema che hanno affrontato questa volta è quello della scelta della scuola elementare, e lo hanno affrontato partendo dalla loro storia e da un loro bisogno.
Il documentario è infatti costruito sulle domande e sui dubbi che nascono in loro sul tipo di scuola da scegliere per la figlia e dalle risposte che man mano hanno raccolto lungo un vero e proprio viaggio alla ricerca di nuovi soggetti con cui confrontarsi: altri genitori, studiosi, bambini e maestre di scuole parentali.
Al di là del risultato, che ho trovavo molto interessante e ricco di spunti di riflessione, il loro lavoro mi ha incuriosito da subito perché riguarda i dubbi che molti genitori e insegnanti si pongono, me compresa.
Anche se la loro ricerca parte dal desiderio di trovare alternative all’attuale modello educativo dominante nel nostro paese, ho trovato che non è finalizzata a dimostrare una tesi a priori ma è il resoconto di una esplorazione esteriore ed interiore che hanno fatto per ampliare il proprio sguardo; più che a fornire delle risposte definitive questo documentario porta a porsi nuovi interrogativi e a confrontarsi con nuove possibilità che ampliano il panorama sulla complessità del tema.

Rifacendomi al titolo, “Figli della libertà”, io che insegno nella scuola pubblica mi trovo spesso a confrontarmi proprio con la parola libertà e a chiedermi quanto la nostra scuola tenga conto di questo aspetto.
Nella mia esperienza sento con forza che il nostro sistema scolastico mette spesso in secondo piano i bisogni delle persone, compreso quello della libertà, perché si basa primariamente su bisogni di gestione che vengono dall’alto, quali efficienza (rispetto a cosa non è dato saperlo), uniformità e controllo.
Comprendo la necessità di queste logiche in un sistema così complesso e vasto come la scuola, al tempo stesso ritengo che questi criteri gestionali vengano applicati in modo miope rispetto alla dimensione educativa: il nostro è ancora oggi un modello basato su premi e sanzioni, nel quale vengono premiati gli studenti che si conformano a delle richieste e a delle aspettative standardizzate e fissate a priori.
Una delle conseguenze è che molti ragazzi vengono allontanati o si allontanano spontaneamente dalla scuola perché non la vivono come un luogo fertile per il proprio potenziale e in cui fermarsi per soddisfare i propri bisogni di accoglienza, di curiosità, di conoscenza, di confronto autentico.

Avevo osservato queste cose più di dieci anni fa, quando ho iniziato a insegnare e mi sembra sia così ancora oggi.
Non penso che un cambiamento possa arrivare dall’alto perché in alto abbiamo politici che conoscono poco la scuola e i suoi problemi.
Penso che l’unica possibilità di trasformazione sia quella di continuare a agire dal basso.
La scuola è fatta di persone e come insegnante so che posso fare qualcosa; anche se ho tanti vincoli sono libera in molte scelte che riguardano la didattica e soprattutto sono io a gestire la relazione che ho con gli studenti.
Penso che i cambiamenti siano processi complessi che richiedono più che uno scontro una costante capacità di confronto e di condivisione.
Penso che la visione di questo documentario e soprattutto la nostra condivisione a partire dalle persone che conosciamo possano dare un contributo in questo senso.
Trovo bello che questa ricerca sia stata fatta da dei genitori, segno che la scuola non è solo degli studenti e degli insegnanti, è un bene di tutti.
Mi piace anche il modo in cui è stato prodotto, con una raccolta di fondi dal basso alla quale ho contribuito molto volentieri.
Potete vederlo e poi decidere se merita il vostro passaparola.

Qui trovate altre informazioni sul documentario e su come vederlo.

FIGLI DELLA LIBERTA’ – Chi nasce libero morirà schiavo come noi? Un documentario di Lucio, Anna e Gaia, di Lucio Basadonne e Anna Pollio, 2017

È segnalato in ArKani segnali perché: perché è una ricerca autentica, perché i protagonisti sono molto simpatici e perché anche solo la scena finale merita la visione di tutto il documentario

È segnalato per: tutte/i!

Ho scelto questa mia foto perché: esiste il detto “essere curiosi come un gatto”. Io penso che curiosi ci nasciamo tutti e che torniamo ad esserlo quando ci sentiamo liberi di gironzolare come questo gatto di campagna.

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