Essere corpo
Come spesso capita durante l’adolescenza, anche a me è successo, tra gli 11 e i 13 anni, di vivere una rivoluzione nel corpo che non sapevo gestire: nuove curve inattese mi rendevano improvvisamente timida e schiva, sbalzi nel peso e nello sviluppo mi suscitavano imprevisti sensi di vergogna. Insomma, mentre la bambina sempre allegra e spontanea piano piano lasciava il posto a una giovane introversa e taciturna, il pensiero che diventava urlo silenzioso nella mia testa era: il mio corpo mi ha tradito!
In quegli anni si è interrotto, o almeno si è molto affievolito, quel legame tra corpo e mente che mi aveva permesso fino ad allora di stare bene con me, di sentirmi intera. Certo, queste sono definizioni che ho usato a posteriori: all’epoca, quel “prima” era qualcosa di talmente naturale che non necessitava di essere definito. Invece nel “dopo”, cioè dopo il distacco tra mente e corpo, il mio corpo era qualcos’altro da me, qualcosa che mi impediva di essere davvero me stessa fino in fondo.
Pazzesco, no? Per fortuna poi a un certo punto l’adolescenza è finita, tutto si è stabilizzato.
Anche se una sottile diffidenza è rimasta a lungo; come una specie di cicatrice che è lì anche per ricordare la ferita passata, mi è rimasta per tanto tempo la disabitudine ad ascoltare il mio corpo, un po’ di disattenzione ai suoi segnali.
Ho dovuto attendere l’età adulta, i lavori di crescita che ho fatto su di me, il counseling e alcune discipline corporee, per iniziare ad ascoltarmi, imparare a essere in empatia con me ancor prima che con gli altri, per accogliere e avere fiducia in tutti i segnali che il mio corpo mi dà.
Un ultimo clic l’ho fatto di recente con il libro “Essere Corpo”, che mi ha colpito già dall’introduzione, dove l’autore equipara la funzione della mente cosciente a quella di un computer: uno strumento utile per soddisfare meglio alcuni bisogni come il rapido processamento delle informazioni e la loro archiviazione.
Tuttavia, se sappiamo che un computer non ha tutte le informazioni di cui disponiamo e siamo consapevoli che non può sapere e decidere tutto, ci dimentichiamo invece che la nostra mente è cosciente solo di una piccola parte di tutte le informazioni che sono elaborate dal nostro sistema nervoso e lasciamo invece che sia lei a scegliere e decidere, senza consultare il resto del corpo.
Il nostro organismo offre continuamente indicazioni profonde e accurate e se imparassimo ad ascoltarlo di più, molti aspetti della nostra vita potrebbero essere ripensati proprio da una prospettiva corporea.
È quello che propone Jader Tolja, medico, ricercatore e trainer di anatomia esperienziale, attraverso questa raccolta di suoi articoli, scritti, interviste, ciascuno dei quali dedicato a un tema: l’anatomia, il pensiero, l’alimentazione, l’architettura, il design, la moda, l’educazione, il lavoro, lo sport, la salute, la spiritualità.
Emerge come corpo, mente, spazio e cultura siano sempre in continua relazione.
Sì, perché da un lato il corpo reagisce costantemente a tutto quello che gli succede intorno: lo spazio in cui vive, le persone che lo circondano, il modo in cui usa il linguaggio, la postura corporea… qualsiasi mutamento avvenga in una di queste aree è percepito attraverso il corpo e si riflette nello stato interiore.
Godere di spazi aperti, sia che si tratti di una spiaggia sul mare, di una piazza o di una stanza ben illuminata e arieggiata, essere a contatto di elementi naturali, come sole, piante, acqua, nutrirsi con cibo e relazioni appaganti, ha degli effetti positivi sul corpo e sullo spirito.
E, d’altro lato, è il corpo che è in grado di influenzare il nostro pensiero: ad esempio, dopo aver fatto yoga, tai chi o qualche tecnica analoga, il modo di pensare cambia.
Così come se alcune parti del corpo non sono libere di muoversi come per loro natura potrebbero (usando ad esempio tacchi alti, vestiti attillati, oppure oggetti di design eleganti e scomodi) non limitiamo solo la nostra funzionalità fisica, ma limitiamo anche la nostra funzionalità psichica.
Ascoltare il corpo, anzi “essere corpo”, può essere uno stimolo a rivedere (e ripensare) il proprio spazio di lavoro, la propria casa, le proprie relazioni: come respiro, qual è la mia postura, com’è il mio sguardo, quando entro in casa, quando sono al lavoro? C’è qualcosa che potrei cambiare per avere un respiro più lento e profondo? Per riposare meglio?
E anche a rivedere il sistema educativo (bambini e ragazzi costretti sui banchi di scuola per troppe ore al giorno), l’architettura e l’urbanistica delle nostre città (più piazze, più spazi di verde e di socialità), il design e la moda.
Per me essere corpo vuol dire riattivare quella connessione con me che da adolescente ho pensato di d’aver perso. È riattivare la fiducia.
ESSERE CORPO, di Jader Tolja e Tere Puig, Tea Edizioni.
È segnalato in ArKani segnali perché: stimola il desiderio di maggior connessione con sé e con il proprio corpo.
È segnalato: per tutte/i; per counselor
Ho scelto questa mia foto: perché quando la guardo sento il mio sguardo aprirsi di nuovo alla vastità di quella pianura, risento il sole, l’aria, il profumo dell’erba; e provo un sentimento di gratitudine.

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