Cinque cose pericolose che dovreste lasciar fare ai vostri figli
Buona parte delle mia felicità infantile è legata all’incontro con un attrezzo da lavoro manuale. Il giorno in cui mio nonno chiuse la sua attività di elettricista e svuotò il magazzino mi regalò un piccolo e funzionantissimo trapano a manovella.
Da quel giorno diventammo inseparabili per lungo tempo e i segni del nostro idillio amoroso rimasero impressi nella memoria di tutta la famiglia. Per anni, ho potuto rimirare i buchi lasciati dalle mie prime imprese di perforatrice sul tavolo della camera. Non ricordo se fossero buchi accidentali o intenzionali. Quello che ricordo bene è che mi aggiravo armata, per la casa, per il cortile o in box, alla ricerca di possibili materiali da bucherellare.
Ben presto i miei genitori, non preoccupati ma nemmeno indifferenti alla mia frenesia perforatrice, pensarono di aiutarmi ad ampliare i miei orizzonti.
Immagino fosse il mio quinto compleanno, perché andavo ancora all’asilo, quando mi regalarono una scatola con chiodi e martello, viti, cacciaviti, e persino un seghetto per legno. La scatola emanava un buonissimo odore di legno e di officina e io mi sentivo grande.
Molto presto, insieme ai miei amici attrezzi, mi cimentai nel mio primo grande progetto, la zattera con la quale, negli anni a venire, mi sarei dedicata all’esplorazione del mondo. Il risultato fu un metro quadrato circa di superficie con uno spessore irregolare, piena di spigoli, buchi e gradini, e io ne andavo ovviamente fiera. Fortunatamente, vicino a casa nostra non passavano corsi d’acqua, altrimenti avrei visto il mio sogno colare a picco, a causa della tempesta di chiodi e di viti con cui avevo l’avevo impreziosita con l’idea di renderla indistruttibile.
Comunque riuscii a vivere delle grandi avventure nella mia immaginazione alla conquista di nuovi mari con i miei amici pirati. A sette anni mi innamorai di un altro strumento, il mio coltellino Opinel, tuttora fedele compagno di avventure.
Non ricordo tagli o ferite, che probabilmente ci saranno stati. Di sicuro niente di rilevante, e nemmeno ho mai fatto del male ad altri. Fatta eccezione per i primi esperimenti con il trapano a manovella, avevo ben chiaro come usare gli attrezzi che maneggiavo perché avevo imparato a farne un corretto uso con le indicazioni degli adulti e la mia esperienza.
Inoltre avevo un vero e proprio amore per gli attrezzi perché mi permettevano di realizzare un sacco di cose belle e piacevoli, volevo imparare a usarli sempre meglio. E così ho potuto giocare esplorando, smontando, inventando e realizzando manufatti, incontrando molte domande e sfide legate alla fattibilità delle mie idee.
Oggi, da insegnante, mi rendo conto che molti ragazzini non hanno avuto le mie stesse possibilità. Probabilmente hanno avuto altre esperienze formative altrettanto importanti, non sto facendo una classifica. Al tempo stesso, vedo le loro facce contente quando possono mettere in campo le loro idee, inventare e costruire oppure vivere delle esperienze che hanno a che fare con la manualità o con l’esplorazione diretta dei fenomeni. Vedo tanta curiosità e partecipazione e che si divertono.
Il ricordo della mia zattera mi è venuto guardando uno dei video di Gever Tulley alle TED talks, lo condivido totalmente. Dura alcuni minuti, è in inglese ed è possibile impostare i sottotitoli in italiano. Imperdibile.
https://www.ted.com/talks/gever_tulley_on_5_dangerous_things_for_kids
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Ho scelto questa mia foto perché: ricordo la fatica e la grinta di questa ragazzina alle prese con la sua prima esperienza di taglio
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