{"id":929,"date":"2020-06-04T17:24:19","date_gmt":"2020-06-04T15:24:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/?p=929"},"modified":"2020-06-04T17:25:12","modified_gmt":"2020-06-04T15:25:12","slug":"storia-di-un-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/storia-di-un-corpo\/","title":{"rendered":"Storia di un corpo"},"content":{"rendered":"\n<p>Il bambino che decide, all\u2019et\u00e0 di dodici anni, di scrivere un diario sul proprio corpo e che lo porta avanti praticamente fino al giorno della sua morte \u00e8 il protagonista del libro di cui vi sto per parlare: \u201cStoria di un corpo\u201d di Daniel Pennac.<\/p>\n\n\n\n<p>Il diario di questo corpo, nella narrazione di Pennac, \u00e8 anche l\u2019insolito regalo post mortem che il protagonista, una volta diventato anziano e poi morto, lascia in eredit\u00e0 alla figlia Lison, la quale \u00e8 ignara che il padre ne abbia tenuto uno e soprattutto che lo abbia dedicato esclusivamente al suo corpo. Nella finzione narrativa dell\u2019autore, tale libro \u00e8 il risultato del lavoro di un editore a cui Lison ha affidato la pubblicazione del diario mantenendo anonimo il nome del padre e lasciandone integro il contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, vi chiederete, un diario proprio sul corpo? L\u2019idea di scriverlo nasce come reazione e risposta a un trauma, uno dei tanti vissuti dal protagonista, e dalla consapevolezza di sentire di non avere un corpo&nbsp;<em>\u201cMI SONO GUARDATO! Era come se mi vedessi per la prima volta\u2026era il mio corpo ma non ero io\u2026Non sono matto, so benissimo che giocavo con l\u2019impressione che quello non fossi io ma un ragazzo abbandonato dentro lo specchio\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il diario diventa dunque un percorso di incarnazione, che parte dall\u2019osservazione distaccata e fredda del corpo come appendice anatomica del suo essere persona e poi si evolve. E\u2019 attraverso l\u2019innescarsi della curiosit\u00e0, dell\u2019attenzione, dell\u2019interesse e della cura verso di s\u00e9 che si compie l\u2019integrazione e l\u2019identificazione tra la persona e il suo corpo. Insomma, il protagonista passa, nell\u2019arco di tutta la sua esistenza, dall\u2019avere un corpo a&nbsp;<strong>essere un corpo&nbsp;<\/strong>e lo testimonia attraverso la puntuale redazione del suo diario, senza tralasciare nulla e senza concedere alcun spazio al suo censore interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro non ha tradito le mie aspettative. Pensavo di trovarmi a leggere qualcosa di insolito, divertente, ricco di spunti, audace e poetico allo stesso tempo. Al termine di questa lettura, nel tentativo di isolare alcune chiavi di volta relative al processo di crescita e cambiamento del protagonista, credo di averne identificate alcune. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espressione tangibile dell\u2019amore. I gesti di cura espressi con il corpo e per il corpo del protagonista da parte della domestica di casa lo aiutano a riconoscersi anche nella sua dimensione corporea, lo aiutano a diventarne consapevole, a riconoscerlo, a viverci in amicizia e a colmare una parte delle carenze materne. \u2026<em>\u201cFino al giorno in cui Violette prese il timone e tenne la barra dritta contro tutto e tutti perch\u00e9 aveva segretamente adottato il bambino larvale che si aggirava in quella casa. Sotto la sua ala sono sbocciato.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il contatto con la natura. Il protagonista ne trae godimento durante ogni interazione. Perch\u00e9 anche una caduta, un graffio o una lacerazione lo aiutano a ricontattarsi e a sentirsi esistere. Ogni sensazione fisica prodotta a contatto con la natura \u00e8 la conferma che lui esiste, anche nel suo corpo.&nbsp;<em>\u201cChe gioia arrampicarsi sugli alberi! Soprattutto sulle querce e sui faggi. Tutto il corpo dispiega le ali. I piedi, le mani, ti strappano alla tua condizione\u2026Dove siamo? N\u00e9 in terra n\u00e9 in cielo, siamo nel cuore dell\u2019esplosione. Vorrei vivere sugli alberi.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il processo della scrittura e la ricerca di una parola per ogni sensazione. Mi piace pensare che attraverso la scrittura, costante e in un certo senso disciplinata, il protagonista elabori ogni avvenimento importante della sua vita portandolo fuori di s\u00e9 e lasciandolo sedimentare sulla carta di una pagina di un diario. Per poi riportarlo dentro di s\u00e9 e nutrirsi di nuovo valore. La scrittura, per il protagonista del libro, \u00e8 il modo che ha trovato per non soccombere e per trasformare l\u2019effetto di un trauma in un percorso di auto-conoscenza. Non mi sorprende, quindi, che Pennac abbia pensato a questo diario come a un regalo: per chi lo scrive, per chi lo riceve e per tutti i lettori reali del libro. La ricerca di un nome per ogni sensazione corporea: che esercizio curioso e sorprendente! E\u2019 difficile trovare le parole ogni volta che il nostro corpo ci parla, la traduzione da un linguaggio all\u2019altro non \u00e8 sempre istantanea eppure si pu\u00f2 almeno provare a farlo, attraverso l\u2019ascolto attento, curioso e amorevole di s\u00e9 a contatto con se stesso e con l\u2019ambiente.&nbsp;<em>\u201cHo ritrovato immediatamente tutte le sensazioni fisiche del lavoro intellettuale. Il silenzio vibrante dei libri, la peluria delle pagine sotto i polpastrelli, lo scricchiolio del pennino sulle fibre della carta, il profumo acre della colla, i riflessi dell\u2019inchiostro, il peso del mio corpo immobile, le formiche nei piedi rimasti troppo a lungo incrociati\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho amato questo libro, fino all\u2019ultimo carattere stampato. L\u2019ho amato anche con il mio corpo: ho percepito pi\u00f9 dilatate &#8211; come sotto la lente d\u2019ingrandimento &#8211; le parole dell\u2019ultima pagina che stavo leggendo, ho sentito scorrere con pi\u00f9 naturalezza il respiro che dalle narici andava fino al diaframma passando dai polmoni, ho sentito il sapore amaro e leggermente alcolico del tappino dell\u2019evidenziatore mentre lo stavo mordendo: probabilmente, per la tristezza di non aver pi\u00f9 nulla da sottolineare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>STORIA DI UN CORPO &#8211; Daniel Pennac<\/strong><strong>&nbsp;\u2013 Universale Economica Feltrinelli<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 segnalato in ArKani Seganali perch\u00e9:<\/strong>&nbsp;parla del corpo e di tutto ci\u00f2 che significa essere corpo, partendo da una situazione in cui non lo si riconosce e si pensa di non esistere abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 segnalato per:&nbsp;<\/strong>tutti\/e<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ho scelto questa mia foto perch\u00e9:&nbsp;<\/strong>l\u2019ho scattata all\u2019inizio del giorno dello scorso Natale, durante una passeggiata in solitaria in cui mi sentivo intera e un tutt\u2019uno con la natura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Antonella Fiacchi<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/anto-blog-maggio20-2-1024x769.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-933\" width=\"192\" height=\"256\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bambino che decide, all\u2019et\u00e0 di dodici anni, di scrivere un diario sul proprio corpo e che lo porta avanti praticamente fino al giorno della sua morte \u00e8 il protagonista del libro di cui vi sto per parlare: \u201cStoria di un corpo\u201d di Daniel Pennac. 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