{"id":387,"date":"2016-10-03T13:31:23","date_gmt":"2016-10-03T11:31:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/?p=387"},"modified":"2016-10-05T08:44:38","modified_gmt":"2016-10-05T06:44:38","slug":"alzheimer-come-favorire-la-comunicazione-nella-vita-quotidiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/alzheimer-come-favorire-la-comunicazione-nella-vita-quotidiana\/","title":{"rendered":"ALZHEIMER Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 uso comune pensare ad un anziano malato di demenza come ad una persona che non riesca a farsi capire attraverso la proprie parole e che quindi sia deficitario. Espressioni come \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 con la testa\u201d, \u201cormai \u00e8 vecchio\u201d, \u201cfa fatica a connettere\u201d, alimentano spesso l\u2019idea e il pregiudizio che chi ha difficolt\u00e0 ad esprimere s\u00e9 stesso e i propri bisogni non abbia pi\u00f9 dignit\u00e0, non abbia pi\u00f9 una sua storia, una vita interiore. Di fronte a queste persone \u00e8 facile dimenticare che, nonostante le enormi difficolt\u00e0 che affrontano quotidianamente, esse possano vivere come persona.<\/p>\n<p>Il libro \u201cALZHEIMER Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana\u201d, di Pietro Vigorelli, medico e psicoterapeuta, docente in diverse scuole ed atenei e promotore del Gruppo Anchise, un\u2019associazione per la ricerca, la formazione e la cura degli anziani con demenza, tenta di capovolgere questo pensiero e farci riflettere su come i veri deficitari siano invece coloro che non riescono a comprendere ci\u00f2 che chi ha problemi di tipo cognitivo cerca di esprimere cos\u00ec come pu\u00f2.<\/p>\n<p>Il libro affronta la domanda di come sia ancora possibile comunicare con malati di Alzheimer, termine che nel libro \u00e8 usato in maniera generica, per indicare <em>\u201ctutti gli anziani (e non solo quelli) smemorati, disorientati e con disturbi di linguaggio, malati di Alzheimer o di altre forme di demenza oppure semplicemente persone che invecchiano male, con un decadimento cognitivo correlato all\u2019et\u00e0.\u201d <\/em><\/p>\n<p>La prima parte del testo \u00e8 dedicata alla teoria della comunicazione e a come l\u2019<em>\u201cApproccio Capacitante\u201d<\/em>, un modo di stare in relazione con persone affette da demenza nel momento presente, nel \u201cqui ed ora\u201d, abbia attinto alle sue regole per sviluppare una modalit\u00e0 di comunicazione finalizzata al raggiungimento di una <em>\u201cConvivenza sufficientemente felice\u201d<\/em> con persone con deficit cognitivo.<\/p>\n<p>Il libro prosegue con indicazioni su come affrontare la comunicazione della diagnosi di demenza, sia dal punto di vista di chi la comunica, sia da quello di chi la riceve, per poi suggerire al lettore, nell\u2019ultima parte \u201cConsigli pratici per i famigliari\u201d, numerosi e preziosi consigli su come comunicare, attraverso la comunicazione verbale e non verbale, con persone con deficit cognitivo, in maniera bidirezionale, entrando in relazione autentica con essi.<\/p>\n<p>Ho trovato questo libro di grande interesse per diverse ragioni: esso pone l\u2019accento sul fatto che dietro i sintomi della malattia c\u2019\u00e8 ancora un \u201cio funzionale\u201d che cerca di esprimersi. Ci insegna che il mondo in cui vive l\u2019operatore (\u201c<em>caregiver formale<\/em>\u201d) o il familiare (\u201c<em>caregiver informale<\/em>\u201d) che assiste la persona affetta da demenza, non \u00e8 l\u2019unico mondo possibile e che riconoscere e accogliere i suoi diversi \u201c<em>Mondi possibili\u201d<\/em>, quello della sua infanzia, della guerra, della sua giovinezza, cos\u00ec come le sue diverse \u201c<em>Identit\u00e0 molteplici<\/em>\u201d (l\u2019essere giovane madre o padre, studente o studentessa, marito o moglie, etc.) costituisce la base per un contatto significativo.<\/p>\n<p>Le tecniche di ascolto attivo, evitare gli errori di comunicazione come giudicare, consolare, indagare, interpretare, il semplice accogliere le emozioni dell\u2019altro cos\u00ec come sono e come vengono espresse, rispettare i tempi di risposta, in particolare i silenzi, curare il set, essere consapevoli del proprio verbale e non verbale, sono alcuni dei suggerimenti teorico-pratici forniti dal libro per l\u2019instaurarsi di una \u201c<em>Convivenza sufficientemente felice<\/em>\u201d con chi soffre di demenza.\u00a0Mi ha colpita ritrovare molti degli elementi del mio percorso formativo in counseling e vedere come essi, attraverso l\u2019integrazione con accorgimenti pratici e specifici, possano essere applicati nella creazione dell\u2019alleanza operativa e della relazione con persone con disturbi di memoria o di linguaggio.<\/p>\n<p>Chiunque abbia a che fare con una persona con decadimento cognitivo conosce il valore comunicativo di un sorriso, di uno sguardo amorevole, di un abbraccio e sa quanto sia importante essere, semplicemente stare, con la propria interezza, con testa, corpo e cuore, nella situazione del momento. Accogliere quello che succede, le parole e il modo in cui vengono pronunciate, riconoscere il desiderio della persona \u201cfragile\u201d di comunicare, sempre, restituisce valore e dignit\u00e0. <em>\u201c\u00c8 considerando che il qui ed ora si esplica in modalit\u00e0 sempre diverse, con modalit\u00e0 emotive molto varie; il collocare la relazione non solo nel cervello ma in tutto il corpo contribuisce a renderla pi\u00f9 incisiva perch\u00e9 il corpo della persona affetta da disturbo cognitivo non ha perduto la capacit\u00e0 di esprimere contenuti di storia e di relazioni\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Il libro propone un approccio che si fonda su basi scientifiche e sull\u2019esperienza di molte famiglie. Fornisce uno strumento di comprensione delle problematiche del malato, stimola il desiderio di approfondimento delle basi teoriche della comunicazione e aiuta concretamente dando moltissimi consigli pratici a supporto dei caregiver formali e soprattutto dei famigliari, spesso soli e in grande difficolt\u00e0 pratica ed emotiva, nell\u2019affrontare in maniera efficace il decorso della malattia. Presenta inoltre una visione del processo di decadimento cognitivo dal punto di vista di chi lo vive, dandoci qualche elemento emozionante e toccante per capire cosa significhi vivere in prima persona tale processo.<\/p>\n<p>Leggere questo libro non cancella il dolore, la fatica, lo sconforto e il disorientamento che anche i caregiver formali e informali affrontano nella quotidianit\u00e0 della relazione. Ci dimostra per\u00f2 che comunicare \u00e8 possibile anche quando sembra impossibile, che una \u201c<em>Convivenza sufficientemente felice<\/em>\u201d \u00e8 realizzabile. In qualche modo, anche se non in maniera esplicita, ci dice anche, a mio parere, che, pur non essendo mai preparati ad affrontare un cambiamento cos\u00ec radicale e degenerativo nelle persone che amiamo, \u00e8 utile aver cominciato ad applicare molti dei consigli suggeriti nel libro verso noi stessi, aver cio\u00e8 cominciato a costruire una solida base interiore a cui ancorarsi nel camminare di fianco a chi amiamo ed \u00e8 affetto da decadimento cognitivo, lungo tutto il percorso del cambiamento progressivo, al meglio che possiamo.<\/p>\n<p><strong>ALZHEIMER Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana<\/strong> di Pietro Vigorelli, Franco Angeli Self-help<\/p>\n<p><strong>\u00c8 segnalato in Arkani Segnali perch\u00e9:<\/strong> acquisire competenze e strumenti pratici di comunicazione pu\u00f2 contribuire a migliorare le nostre relazioni, in ogni ambito della vita. Per molti di noi, poi, e sempre di pi\u00f9 con l\u2019aumentare della durata media della vita, arriva il momento in cui doverci confrontare con la vecchiaia, il decadimento cognitivo, il disorientamento e le difficolt\u00e0 di linguaggio delle persone che amiamo. Sapere di non essere soli nell\u2019affrontare e accompagnare questa fase della vita di chi ci circonda e avere strumenti teorici e pratici cui fare riferimento pu\u00f2 davvero aiutarci a convivere con le persone colpite da demenza in maniera \u201csufficientemente felice\u201d, continuando a considerare vita ci\u00f2 che vita inizialmente non sembra pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 segnalato per:<\/strong> tutte\/i<\/p>\n<p><strong>Ho scelto questa mia foto perch\u00e9:<\/strong> osservando la postura e il non verbale dei due uomini che conversano sulla panchina mi \u00e8 sembrato evidente che la loro comunicazione non \u00e8 fatta di sole parole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-388\" src=\"https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/alzheimer-150x150.jpg\" alt=\"alzheimer\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/alzheimer-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.arkaassociazione.it\/arkanisegnali\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/alzheimer-177x177.jpg 177w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 uso comune pensare ad un anziano malato di demenza come ad una persona che non riesca a farsi capire attraverso la proprie parole e che quindi sia deficitario. Espressioni come \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 con la testa\u201d, \u201cormai \u00e8 vecchio\u201d, \u201cfa fatica a connettere\u201d, alimentano spesso l\u2019idea e il pregiudizio che chi ha difficolt\u00e0 ad esprimere s\u00e9 stesso e i propri bisogni non abbia pi\u00f9 dignit\u00e0, non abbia pi\u00f9 una sua storia, una vita interiore. Di fronte a queste persone \u00e8 facile dimenticare che, nonostante le enormi difficolt\u00e0 che affrontano quotidianamente, esse possano vivere come persona. Il libro \u201cALZHEIMER Come favorire la comunicazione nella vita quotidiana\u201d, di Pietro Vigorelli, medico e psicoterapeuta, docente in diverse scuole ed atenei e promotore del Gruppo Anchise, un\u2019associazione per la ricerca, la formazione e la cura degli anziani con demenza, tenta di capovolgere questo pensiero e farci riflettere su come i veri deficitari siano invece coloro che non riescono a comprendere ci\u00f2 che chi ha problemi di tipo cognitivo cerca di esprimere cos\u00ec come pu\u00f2. 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