Saper accompagnare

Saper accompagnare


La mia esperienza nel counseling, come allieva prima e come professionista poi, ha sempre avuto a che fare con il saper cambiare il punto di vista e poter osservare – e vivere – le cose anche spiacevoli in maniera differente.
E con il rendermi conto ogni volta di come già solo il cambio di prospettiva possa dare sollievo, rendere meno grave una difficoltà o un problema ancor prima di far qualcosa per superarla o per risolverlo.
È quanto mi è successo anche leggendo Saper accompagnaredi Frank Ostaseski, che tratta il delicato tema di come aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte.

Viviamo in una cultura in cui parlare di morte sollecita pensieri e gesti scaramantici, come se fosse qualcosa di innominabile, da tenere il più lontano possibile; se viene a mancare una persona cara, spesso riceviamo da amici e conoscenti  espressioni di vicinanza per il nostro dolore, per la nostra perdita, espressioni che danno per scontato che le emozioni in gioco siano sempre e solo legate alla tristezza e alla sofferenza.

Ostaseski, raccontando la sua esperienza pluriennale di conduzione di hospice – strutture di ricovero e assistenza per malati terminali –, ci ricorda che la morte fa parte della vita di ogni cosa: rimuovere questa verità comporta un enorme dolore, mentre riconoscerla apre la strada a una maggiore consapevolezza, presenza, addirittura gratitudine.

Saper accompagnareè diviso in tre parti.
Nella prima, ‘La preparazione’, Ostaseski presenta i suoi cinque precetti per l’assistenza, cinque inviti alla presenza consapevole, all’accoglienza incondizionata, alla disponibilità a mettere se stessi a disposizione dell’altro, tenendo conto di se stessi e dell’altro.

La seconda parte, ‘Il servizio’, illustra come essere al servizio sia ben più ampio del semplice aiutare: occorre “mettere in gioco la totalità di noi stessi, attingere all’intera gamma delle nostre esperienze. Servono anche le nostre ferite, i nostri limiti, perfino i nostri lati oscuri”. Essere al servizio è stare nel contatto empatico, nell’ascolto rivolto all’altro e contemporaneamente alla propria interiorità.
Quando aiutiamo spesso proviamo soddisfazione, quando siamo al servizio proviamo gratitudine, perché avviene una reciprocità che nutre entrambi.

Infine ‘Il lutto’, che Ostaseski ci presenta come un processo più che come un evento: se all’inizio è fatto di perdita, dolore, smarrimento, rabbia, può trasformarsi in un percorso di completezza e integrità. Accanto alla tristezza emerge allora la gratitudine, si può accedere a un amore che va oltre la morte.

Saper accompagnareè quindi un viaggio che aiuta a mettere in conto un altro punto di vista, ad accogliere un’altra visione. Paradossalmente, parlando di morte, offre delle riflessioni e degli strumenti per essere consapevoli, presenti, davvero nell’attenzione e nell’ascolto; in poche parole: aiuta a essere vivi.

SAPER ACCOMPAGNARE Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte di Frank Ostaseski, Oscar Mondadori edizioni, 2006

È segnalato in ArKani Segnali perché: È un buono strumento per avvicinarsi alla presenza e all’attenzione, per imparare a stare. Può essere d’aiuto in occasione di un lutto, è di sicuro d’aiuto in tutte le altre situazioni.   

È Segnalato per: – Tutti – Operatori delle professioni d’aiuto

Ho scelto questa mia foto perché: rappresenta un gesto di affetto e contemporaneamente di sostegno, quella vicinanza che per me è il senso dell’accompagnare.