Plant Revolution

Plant Revolution


Il mondo vegetale mi affascina, trovo tanta bellezza in tutte le sue forme.
Mi piacciono i documentari e i libri che parlano di piante e quando ho sentito parlare del progetto “Botanica” dei Deproducers ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto andare a sentirlo.
Mi sono persa il tour del progetto e quindi sono andata a cercare “Plant Revolution”, il libro dello scienziato Stefano Mancuso che lo ha co-prodotto.

La lettura mi ha coinvolta fin dall’inizio.
Come genere umano, sappiamo da tempo quanto dipendiamo dal regno vegetale, per tutte le sostanze, i nutrienti, i medicamenti, i combustibili, il legno, oltre che per tutta la bellezza che portano nelle nostre vite..mi piace continuare a scoprire cose nuove su questi aspetti.

Quello che ho trovato di nuovo in questo libro è un punto di vista ulteriore, che è andato a studiare l’organizzazione strategica delle piante come sistemi viventi.
Mancuso ci racconta in quali aspetti, ancora poco esplorati finora, sono completamente diverse da noi esseri animali ed umani in termini di organizzazione strutturare e funzionale e di strategie di sopravvivenza; l’autore mette in luce quegli aspetti che possono essere di ispirazione per elaborare strategie nuove rispetto al nostro modo di organizzarci, di produrre, di osservare e risolvere problemi in disparati campi della conoscenza e dell’esperienza.

Il titolo del libro è “Plant Revolution” non a caso, perché imparare a fare qualcosa di radicalmente nuovo è più facile ispirandoci a qualcosa che funziona in modo antitetico al nostro… le piante consumano poca energia, hanno un’intelligenza distribuita e nessun centro di comando, per citare due delle grandi differenze di cui l’autore ci parla.
Queste rivoluzioni possono essere portate ed approfondite in diversi campi, a partire dalla tecnologia e non solo, si tratta di ricerche talmente pionieristiche che immagino un futuro in cui si apriranno nuovi scenari per ora inimmaginabili.

Questa lettura inoltre mi ha fatto riflettere quasi di più sulla nostra specie che su quella vegetale, perché è soprattutto il confronto tra queste che ne emerge e che trovo interessante.
Non so molto di evoluzione delle specie, da quello che ho capito tutte le specie viventi in qualche modo cambiano, si estinguono o trovano strategie di sopravvivenza… in questo siamo tutte simili.
Come specie umana, trovo che ci siano state date delle straordinarie capacità che hanno a che fare con la possibilità.

Rispetto ad altre specie, abbiamo la curiosità e l’interesse per il mondo che ci circonda, la capacità di osservarlo, di studiarlo, di trasformarlo, nel bene e nel male.
Non siamo onnipotenti, come il nostro pianeta ci insegna, non possiamo porci al di sopra delle altre specie.
Possiamo scegliere in che direzione andare, la distruzione nostra e del pianeta oppure possiamo riflettere sul nostro operato e imparare a fare diversamente, possiamo trarre ispirazione dalla natura e cercare altre strade.

Io non credo che il nostro destino come umanità sia predeterminato, non credo che siamo condannati all’autodistruzione, anche se è la direzione in cui stiamo globalmente andando.
Non sono nemmeno ottimista, non vedo un futuro roseo e il cambiamento a volte mi sembra difficile, credo nelle previsioni dei modelli fisici che ci mostrano dei punti di non ritorno rispetto, per esempio, al riscaldamento globale.

Al tempo stesso credo che tutto sia possibile, che la direzione in cui stiamo andando sia stata una scelta, più agita da alcuni e più subita da altri, in ogni caso è una visione collettiva che ci riguarda tutti, in cui ognuno di noi è immerso e dalla quale prendere le distanze richiede uno sforzo individuale.

Questo sforzo può nascere da più prese di consapevolezza, a partire da quella razionale che ci dice che cambiare visione e modalità di azione è necessario.
E può nascere, e in me nasce, anche da qualcos’altro.
Io chiamo questo qualcos’altro connessione, qualcuno lo chiama amore. Per me è sentire che facciamo parte di qualcosa di più grande di noi e che siamo parte di quello che pensiamo essere fuori e staccato da noi, siamo tutti interconnessi.
Anche la curiosità è una forma di connessione e ringrazio l’autore non solo per la capacità di raccontare le sue ricerche ma anche per il coraggio che mette per riuscire a portarle avanti nonostante sia così difficile farne comprendere il potenziale a chi può finanziarle.
Mi affascinano le piante e ancor di più mi affascina vedere quanto è vero che siamo co-creatori del mondo in cui viviamo e quanto è meraviglioso il mondo della possibilità.
Questo libro è stato per me di profonda ispirazione rispetto a questa visione del mondo.

PLANT REVOLUTION – Le piante hanno già inventato il nostro futuro, di Stefano Mancuso, ed. Giunti, 2017.

È segnalato in Arkani Segnali perché: perché il libro parla di una ricerca scientifica appassionata ed appassionante, perché gli scienziati non sono una comunità isolata soprattutto grazie ai ricercatori come Stefano Mancuso che hanno anche la passione per raccontare il loro lavoro. Perché sono convinta che il progetto fatto insieme ai Deproducers sia ancora più bello e voglio scoprirlo!

È segnalato per: tutt* gli/le appassionat* di ricerca, in qualunque forma e campo.

Ho scelto questa mia foto perché: amo le piante grasse a partire dal loro aspetto, le trovo bellissime. Queste della foto vivono sul mio balcone.

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