One strange rock

One strange rock


Sono stata incollata allo schermo per tutte e dieci le puntate di questo documentario (su Netflix). Creato per National Geographic, le immagini sono spettacolari e la narrazione è avvincente come un film d’avventura. Nota per i cinefili: Darren Aronofsky è lo stimato regista e il narratore è il simpatico Willie Smith. “One Strange Rock” non è altro che il nostro pianeta Terra, visto dall’alto!
La particolarità del documentario è il punto di vista unico, e che noi “terresti” non avevamo mai potuto avere, prima di qualche decennio fa: è il punto di vista degli astronauti che sono stati nello spazio e hanno guardato “giù”, verso di noi, per la prima volta.

Dalle riflessioni che nascono osservando la Terra dallo Spazio, il documentario esplora la formazione del pianeta, ci racconta la storia dei nostri predecessori, i dinosauri, ad esempio, e come – grazie a dei piccoli roditori sopravvissuti a quella glaciazione – noi si sia presenti qui oggi.

Scoprendo che vivere nello spazio può non essere piacevole – gli astronauti hanno la nausea appena arrivano “su” e molte altre complicazioni a cui credo nessuno qui “giù” abbia mai pensato – il documentario ci racconta anche come la vita si sviluppi sulla terra in modi peculiari: noi siamo progettati per vivere con la forza di gravità…non siamo fatti per vivere nello spazio! Gli astronauti ci spiegano come sia improbabile riuscire ad andare a vivere su Marte, e la consapevolezza che emerge è che abbiamo solo una casa: Madre Terra!

E Madre Terra sopravvive alle intemperie cosmiche, si evolve nel tempo, la vita si trasforma in modi sempre diversi e – cosa non facile da accettare – la vita prosegue e proseguirà anche senza noi Umani.

Questo lungo racconto a episodi ci fa capire molto bene come Madre Natura possa essere amica e nemica dell’Uomo allo stesso tempo. E allo stesso tempo quanto noi Umani siamo stati e possiamo continuare ad essere d’impatto negativo sull’ecosistema.
Ho sempre dato per scontato le immagini del nostro pianeta… ma pensate: nessuno prima degli anni ’70 aveva mai visto questa strana roccia dall’Universo. La prima immagine che ci mostra il nostro pianeta completamente illuminato, diventata famosa con il nome di Blu Marble, è datata 1972.
È un punto di vista unico e fino ad allora occulto all’Umanità. Una persona dei primi del novecento poteva immaginarla, ma non vederla su una foto!

“È una coincidenza interessante, che quest’epoca in cui gli esseri umani sono così tanti da provocare cambiamenti globali sul pianeta, coincida con l’epoca dell’invenzione dei voli spaziali che ci ha consentito di vedere il mondo come un unico posto” ci dice un astronauta. Un unico posto. Un’unica casa. C’è chi sta lavorando per andare su Marte, ma al momento, oggi, questa è l’unica casa che abbiamo. In effetti su una ipotetica “carta di identità spaziale” io e te avremmo stampato “terrestre”, e poi forse “italiano”. Guardando la Terra dallo spazio, l’unico confine che sembra avere importanza è il sottile strato atmosferico che ci protegge e ci permette di respirare.

Suggerisco questo documentario perché mi ha lasciato un senso di meraviglia inusuale e ambivalente. Inusuale per il punto di vista unico. Ambivalente perché la meraviglia si è talvolta trasformata in malessere – rendendomi conto di come il futuro possa essere difficile per le nuove generazioni – e a volte si è trasformata in gioia – nel comprendere come la resilienza e la caparbietà di alcuni piccoli esseri viventi abbiano portato alla mia esistenza e alla possibilità di guardare questo documentario. In altre parole, io e te, che stai leggendo queste poche righe, siamo qui per un miracolo. Non è meraviglioso?
Buona visione.

È segnalato in Arkani Segnali perché ampliare il punto di vista aumenta il senso di consapevolezza personale.

È segnalato per tutti soprattutto chi non si meraviglia più di nulla.

Ho scelto questa foto perché è casa nostra.

Annarita Eva

foto scattata da Silvia Carbogno

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