Mi dicevano che ero troppo sensibile

Mi dicevano che ero troppo sensibile


Sapevo dell’uscita di questo manuale di auto-aiuto per “persone altamente sensibili” e ne ero incuriosita per diversi motivi, sia personali che professionali.
Ho iniziato a leggerlo dopo aver ricevuto un messaggio da una persona che diceva di essersi ritrovata molto nella descrizione di persona altamente sensibile e di avere riconosciuto alcuni stimoli legati al mio modo di lavorare.
L’autrice si rifà alle ricerche di Elaine Aron, divulgati in Italia da Elena Lupo, sulle persone altamente sensibili.
Secondo queste ricerche il 20% circa della popolazione ha un modo di funzionare diverso dalla restante, con predominanza dell’emisfero destro ed una codifica dell’esperienza a livello prevalentemente emotivo.
Non entro nel merito della teoria di riferimento; la trovo in parte assimilabile ad altri modelli di lettura delle tipologia personologiche che prevedono la possibilità di una codifica prevalentemente emotiva della realtà.
Quello che mi interessa sottolineare è il percorso strutturale del testo, che a tutti gli effetti possiamo assimilare ad un percorso di auto-counseling. In questi termini ho letto i contenuti e letto tra le righe il processo descritto dall’autrice.
Il primo passaggio è accogliere, partire dal presupposto che siamo ciò che siamo e solo a partire dall’accettazione amorevole di questa verità possiamo cambiare.
Il passaggio successivo è conoscere, conoscersi: come siamo, come funzioniamo. L’autrice offre con generosità numerosi esempi della sua biografia per  supportare il lettore con descrizioni chiare di cosa intende dire.  Luoghi, situazioni, processi soggettivi circostanziati rendono efficace la comunicazione al lettore e ne favoriscono l’identificazione.
La conoscenza approfondita e osservabile di sé, ottenuta attraverso un’efficace  narrazione, consente di attivare la propria responsabilità individuale: se sono così, ed ora mi conosco, come posso orientarmi per stare meglio, per realizzare al meglio la mia natura, tenendo conto dell’ambiente esterno? Qui si pone un bivio.
La conoscenza del nostro modo di essere ci permette di modificare la relazione con noi stessi per ottimizzare le nostre risorse e limitare i fattori disfunzionali, a volte è necessario richiedere un aiuto.
L’autrice elenca diverse possibilità, dalla psicoterapia, allo yoga, alla meditazione, come possibili cammini per modificare quanto di disfunzionale è cristallizzato nel nostro modo di essere. Quanto più la cristallizzazione è di origine traumatica, tanto più la richiesta andrà orientata in direzione della psicoterapia.
Se individuiamo dei livelli di in(sofferenza) legati all’interazione io-mondo nel momento presente il passaggio è invece di tipo diverso, ed ha a che fare con iniziare ad attivare pratiche quotidiane di buona gestione di sé, a partire dalla cura del corpo, dell’ambiente in cui viviamo, delle relazioni intorno a noi, del modo in cui comunichiamo.
Nella presentazione di queste buone prassi ho trovato tanti riferimenti impliciti a quelle che possono essere sintetizzate come competenze di counseling.
Questo rinnova la mia idea che, lì dove ci sono difficoltà legate allo sviluppo di un miglior essere, le competenze di counseling possano supportare efficacemente un processo di cambiamento.
Lì dove le potenzialità evolutive sono bloccate da ferite che incistano i processi di naturale “guarigione”, la psicoterapia è il trattamento elettivo.

Cosa c’entra tutto questo con il libro di Federica?
Credo che autenticità, accettazione incondizionata, responsabilità e desiderio di cambiamento possano renderci persone migliori per noi e per gli altri, che il counseling in questo possa essere davvero uno strumento utile.
La scrittura di Federica è  ironica, sinestesica, pragmatica, e ci accompagna con una leggerezza molto saggia in questo viaggio.

MI DICEVANO CHE ERO TROPPPO SENSIBILE
di Federica Bosco, Ed.Vallardi 2018

Ho scelto questo libro perché: è un percorso si autocounseling applicato alle persona altamente sensibili, che potrebbe essere il manifesto metodologico per ogni persona.

E’ segnalato per: tutti, per chi si sente altamente sensibile e per chi non si sente affatto sensibile, perché possiamo arrivare a comprenderci meglio.

 Ho scelto questa mia foto perché: la vita sa portare semi in direzioni a me sconosciute, ed ogni volta mi meraviglio.
Grazie Federica.

Cristina Busi

soffione busi18

 

 

 

 

 

 

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