La pedagogia della lumaca

La pedagogia della lumaca


Una delle cose che mi entusiasma nei miei figli è la fame di esplorazione (che sovrasta di gran lunga la fame che li fa mettere a tavola) che giorno per giorno, anno per anno si evolve e si espande spontaneamente senza perdere minimamente di intensità. La mia più profonda certezza, forse l’unica, che ho come genitore, è che se riusciremo (perché è questione plurale) a non interrompere questa corrente vitale tutto andrà come deve andare.

Quando il mio primo figlio ha cominciato la scuola dell’infanzia in un contesto molto sereno e stimolante, con tanto spazio per gioco, creatività e cura delle relazioni, ho visto davanti a lui altri tre anni di vita serena. Quindi ho pensato alle elementari (perché da genitore sono più ansioso del mio solito) e ho comiciato a chiedere informazioni in giro. Per farla breve, userò un solo esempio come metro di misura dei risultati della mia ricerca: chiesi ad una amica insegnante la percentuale di tempo che i bambini nella sua scuola passavano seduti nei banchi piuttosto che in piedi e in movimento. Mi rispose “Stefano, mi vien male a risponderti!”. Mi aveva già risposto (a volte l’ansia è ben riposta).

In quel periodo notai questo libro di Gianfranco Zavalloni in una libreria che aveva dedicato un angolo a pubblicazioni sulla lentezza. Mi fu di grande conforto e ispirazione vedere le infinite possibilità di trasformare il “viaggio scolastico” in un esperienza piena di meraviglia e bellezza. Mi caricò di voglia di fare invece che di angustia.

Un titolo magnifico, con questa immagine della lumaca, e con un sottotitolo “per una scuola lenta e nonviolenta” ancora più bello. Come a dire che c’è qualcosa di implicitamente violento nella fretta che scandisce la vita della scuola, nella monotona postura dello stare seduti (e fermi) al proprio posto come condizione per imparare qualcosa, nella riduzione della esperienza di vita che i bambini sperimentano a valutazioni numeriche e giudizi.

“Piuttosto che bocciare, preferisco sbocciare” è il titolo di un capitolo. Perché ogni volta che l’autore solleva una criticità sulla cultura e le pratiche che oggi caratterizzano il mondo della scuola, non si lascia imbrigliare dalla sua stessa analisi, ma la sovrasta con trovate creative, poetiche e visionarie. E tuttavia concrete, realizzabili, economicamente ed ecologicamente sostenibili, di buon senso. Talmente semplici da poter apparire banali. Di buon senso, appunto, come dire che ci può arrivare chiunque. Il che in un certo senso è vero, ma solo perché sono radicate in una cultura profondamente umanista (che nel libro si intravede dai tanti rimandi e citazioni) e ispirate da una sensibilità poetica.

Quindi solo una persona che sia in contatto con la propria umanità, e capace di cogliere la bellezza, può condurre a buon fine attività come la gita a piedi o far sdraiare i bambini nel prato a guardare le nuvole. E la questione, posta così, è un po’ meno banale.

Tuttavia la mia ricerca è diventata più chiara: cercare insegnanti appassionati (o appassionabili) con i quali sognare qualcosa di bello, per sé e per i bambini. Per dirla con il counseling mi sono spostato dal problema alla soluzione, e dal momento che l’ho fatto, di possibili azioni concrete da mettere in atto ne ho immaginate tante, pure troppe. Talvolta con l’ansia di fare presto, a volte con la pazienza di fare, e gustare, un passo alla volta. E indovinate quando sta funzionando?

In questo processo che sto portando avanti ancora oggi (che siamo in prima elementare!), “La pedagogia della lumaca” resta un testo a cui torno periodicamente, un po’ come si torna ad un manuale, anche se è quanto di più distante da un manuale strutturato di pedagogia e didattica. Zavalloni svolge il suo discorso come se facesse una passeggiata a zonzo, partendo a volte da un elemento critico, guardando poi in alto nel cielo per cercare ispirazioni teoriche e riferimenti culturali (con rimandi ad autori, altri libri), oppure parte da una visita guidata presso esperienze esemplari per raccontare come hanno fatto in questo o quel posto (con rimandi ad altri insegnanti, altre scuole, associazioni), per poi cercare di inanellare una lista di principi sintetici per fare tesoro della ricchezza delle molteplici esperienze (la più celebre è la “dichiarazione dei diritti naturali dei bimbi e delle bimbe”).

È un vero testo multidimensionale e multimediale, che ogni volta ti porta a seguire un sentiero diverso. E pur essendo pieno di proposte concrete, di azioni e progetti che si possono attuare, ti fa sentire libero di realizzarle in modo originale, di andare oltre, di inventarne altre mille.
È proprio di buon senso, se ammettiamo che senza utopia non c’è bontà che abbia senso.

LA PEDAGOGIA DELLE LUMACA Per una scuola lenta e nonviolenta, di Gianfranco Zavalloni, EMI, 2014

È segnalato in ArKani Segnali perché: è un’utopia concreta che si realizzarà appena ci saranno abbastanza insegnanti e genitori che ci crederanno (i bambini lo sanno già)

È segnalato per: insegnanti, educatori, genitori e tutti quelli a cui è capitato di frequentare una scuola!

Ho scelto questa mia foto perché: mi ricorda cosa vuol dire esplorare il mondo per la prima volta…

Stefano Carrara

lumaca carrara

 

 

 

 

 

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