Il senso delle cose

Il senso delle cose


Richard Feynman è un fisico teorico americano, vissuto nel secolo scorso (1918-1988), premio Nobel per la fisica, scrittore.

Ho avuto l’occasione di leggere alcuni dei suoi testi di fisica e libri autobiografici durante i miei studi universitari e proprio recentemente ho sentito l’esigenza di riprendere in mano qualche suo libro. Cercando i suoi volumi nella mia libreria ne ho scoperto uno che non avevo ancora letto: “Il senso delle cose”, raccolta dei suoi interventi in tre conferenze nell’aprile del 1963 presso l’Università di Washington.

Da dove è nato questo mio bisogno?  Come mai adesso mi è tornato in mente questo fisico, scienziato rigoroso, persona fuori dagli schemi e dalle convenzioni, spirito libero e indipendente, di grande umorismo e profondità di pensiero, autore di bellissimi volumi di fisica e di divertenti libri in cui mescola aneddoti della sua vita, informazioni scientifiche, pensieri sulla vita in generale?

Viviamo in un periodo in cui in Internet è possibile recuperare qualunque informazione, i social media stanno velocemente sostituendo le testate giornalistiche come mezzo di informazione e proprio la grande libertà e velocità per chiunque nel pubblicare qualunque cosa, qualunque slogan,  rende sempre più difficile verificarne le fonti. Stiamo, a mio parere, perdendo la capacità e la voglia di  approfondire le informazioni, di chiederci se ciò che leggiamo è vero e corretto, spesso incappiamo in quelle che oggigiorno vengono definite “le bufale online” e ci affidiamo a informazioni false, senza alcuna base scientifica e di verità.

Nel libro “Il senso delle cose” Feynman affronta diversi temi: dà una definizione della scienza, descrive l’emozione come “vera molla dell’impresa scientifica”, parla del valore dell’immaginazione, dell’importanza del ripetere le idee, del trasmetterle da una generazione ad un’altra con chiarezza e rigore. Si sofferma poi sul metodo di indagine scientifica basato sull’osservazione e spiega come “…il famoso detto “L’eccezione dimostra la regola” dovrebbe essere cambiato in “L’eccezione verifica la regola”, o meglio “L’eccezione dimostra che la regola è sbagliata””, per introdurre l’eccezione, cioè, l’errore, come motore fondamentale della ricerca e parlare poi estesamente dell’incertezza.

Feynman sostiene il diritto al dubbio, che “non deve essere temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilità di nuove potenzialità per gli esseri umani”, fa diverse riflessioni sui temi della scienza, della religione, dell’etica e della politica per concludere con una lunga riflessione sull’onestà di pensiero, di divulgazione delle informazioni, la capacità di porsi in maniera critica di fronte agli eventi e alle informazioni.

È proprio in quest’ultima parte del libro, la terza conferenza, definita da Feynman “questo pot-pourri di cose che non tornano, non bene organizzate”, che vengono citati eventi e situazioni che, grazie alla sua analisi, passano dall’essere “probabilmente veri” a “probabilmente non veri”, indicando cosi’ una strada, un’attitudine, un processo di analisi e di pensiero attraverso il quale acquisire un atteggiamento critico nel confronti delle informazioni. Ciò che non può essere dimostrato scientificamente non è necessariamente non vero. Feynman ci invita, tuttavia, a non accettare passivamente e in maniera acritica ciò che appare, egli ci incoraggia ad esplorare, ad aprire la nostra mente, a chiederci il perché delle cose, il come, a testare e sperimentare.

Nel libro ci sono riferimenti all’America della guerra fredda e ad avvenimenti molto lontani nel tempo. Nonostante si possa dire “datato”, ho trovato il libro ancora molto attuale.  È scorrevole, è ricco di aneddoti, con quel “divagare” e “tornare” tipico di chi si lascia guidare dai pensieri senza perdere di vista la rotta ed ha, a mio parere, il valore di riportarci e richiamarci al rigore e alla bellezza della ricerca, dell’uso dell’intelligenza e dell’onestà di pensiero.

IL SENSO DELLE COSE, di Richard Feynman, Adelphi edizioni.

È segnalato in ArKani segnali perchè: invita all’osservazione, alla sperimentazione, al testare,  riprovare, ad essere curiosi, ad avere uno spirito critico e libero da condizionamenti.

È segnalato per: tutte/i

Ho scelto questa mia foto perché: anche se non ricordo né l’autore né il significato di questa installazione della Galleria d’Arte Moderna di Torino, mi ricorda di fermarmi, prendermi il tempo per osservare, pensare e poi fare.

img_5635

 

 

 

 

+ There are no comments

Add yours