Il giorno in cui ho imparato a volermi bene

Il giorno in cui ho imparato a volermi bene


“Il giorno in cui ho imparato a volermi bene” è un romanzo commovente, attraverso il quale Serge Marquis ha voluto far luce su una questione reale e importante: l’Ego. 

Il testo è un’analisi approfondita e delicata di un atteggiamento (quello che generalmente definiamo IL NOSTRO CARATTERE) che ci impedisce di essere presenti nella vita di tutti i giorni: l’ego ci distoglie da ciò che ci circonda, dai fiori, dal sole, dalla nostra luce interiore, annulla la nostra capacità di amare e taglia ogni connessione con il resto del mondo. 

Questa lettura mi ha trasmesso tanto, mi ha aiutato a fermarmi prima di reagire a una situazione, mi ha permesso di tornare a sorridere e a essere grata alla vita e lo rileggerò più volte per riuscire a cogliere le mille sfaccettature nascoste tra le sue pagine. 

Egoman, come lo definisce Charlot, protagonista insieme alla madre Maryse, è l’idea che ci siamo costruiti di noi, è tutto ciò che pensiamo di essere e che in realtà è così lontano da ciò che realmente siamo. 

Charlot, un ragazzino singolare, un po’ simile al Piccolo Principe, nella sua semplicità arriva a sostenere che per essere felici dobbiamo distruggere Egoman. Egoman si annienta con la consapevolezza che siamo e torneremo a essere polvere di stelle, in continua connessione con l’Universo, che siamo, dunque, in continuo mutamento, e che se solo imparassimo ad ascoltarci e a sentirci, tornando nel qui e ora, riusciremmo a essere presenti nella nostra vita di tutti i giorni, ritrovando la nostra capacità di amare, ristabilendo la connessione con il resto del mondo. 

Se tutti noi riuscissimo a sconfiggere Egoman, il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore. Qui di seguito riporto la parte del libro che mi ha colpita di più, tra le tante, anche perché mi tocca nel mio ruolo di madre, e quindi nel mio Ego, e presunto bisogno di avere un ruolo fondamentale nella vita di mia figlia. In questo estratto, Charlot parla alla madre, Maryse, poco dopo la morte della sua fidanzata Marilou, morta di leucemia a soli 15 anni, della capacità di lasciar andare, perché tutto scorre e niente è per sempre. 

Charlot: “Mentre l’ego si accanisce a confermare la sua durevolezza, immutabilità e perennità, niente dura in eterno su questo pianeta. Ogni forma dotata di vita ha una fine. La quercia, l’ape, la rosa.”
[…] “Le mie sculture spariranno un giorno e se non avessero questa vocazione a sparire non mi sarei nemmeno messo a scolpirle. Nulla permane e, più del cancro, ciò che uccide è l’attaccamento alle cose, a ogni tipo di cosa, alle idee, alle opinioni, e impedisce anche di amare.”
Maryse: “A cosa servo io, allora?”
Charlot: “Quando non è Egoman che muove i tuoi passi, tu servi la vita, tutto qui.”

IL GIORNO IN CUI HO IMPARATO A VOLERMI BENE, di Serge Marquis – Ed. Sperling & Cupfer – 2018

È segnalato in Arkani Segnali perché: è un libro toccante, duro, che vi farà versare non poche lacrime e che merita di essere letto. È un romanzo che aiuta a riflettere e ritrovare un senso alla propria vita, anche quando questa “razionalmente” sembra non averlo più.

È segnalato per: tutti/e.

Ho scelto questa mia foto perché: l’ho scattata proprio durante i giorni in cui leggevo questo libro. È mia figlia che, convinta di non saper andare in bicicletta, dopo aver superato quello che il suo Ego le diceva: “Non vado in bici perché non sono capace, e non mi piace perché io non sono una bambina sportiva”, ha assaporato il piacere di una lunga pedalata di 5 km tra fiori e verdi prati Jesolani.

Desiree Margiotta

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