Il bisogno di pensare

Il bisogno di pensare


“Lo sai in base a cosa ti muovi? Lo sai verso quale scopo dirigi la tua energia vitale? Sei consapevole del metodo con cui affronti la vita e del fine che vi persegui? Lo sai qual è il criterio del tuo procedere in equilibrio sulla fune della vita?”

Ecco, credo che bastino queste domande a presentare il saggio di Mancuso.

Mi sento molto grata per questi interrogativi e per il rigore concettuale con cui l’autore interroga la filosofia per descrivere le diverse forme in cui l’umanità ha declinato il senso di queste domande.
È la ricerca dell’umanità, dell’uomo, di ognuno di noi.
La conoscenza ha origine dalla vita che, con il suo necessario ondivago divenire, ci apre alla meraviglia, allo stupore: “è la ragione a farci comprendere di essere “immersi nel mistero” perché gli elementi che essa ci fornisce, quando vengono pensati per ricavarne il senso complessivo dell’esistenza, producono visioni e orientamenti contraddittori…”
Quella di Mancuso è una navigazione decisa, dritta, senza fronzoli nella storia della filosofia, fra le antinomie epistemologiche, agli antipodi della relazione natura e cultura, spirito e materia, sensibilità e ragione, Logos e Caos…
Nell’ampiezza di un orizzonte che include senso e non-senso, i punti di riferimento sono ridefiniti.
Non sono fissi, sono da ricercarsi nel principio di relazione: “il principio costitutivo del reale era, ed è, la relazione” (…) Io vengo dal caos, contengo ancora caos, ma non sono solo caos; anzi perlopiù sono organizzazione. (…) Io sono, perché in me l’armonia vince il caos”.
E ancora. “la vita ha bisogno di entrambe, (logos e follia), per mantenersi ed evolvere.(….) Il risultato di tale continua ma sempre irrisolta dialettica è pathos, la passione che attraversa ogni vivente, portandolo a gemere e insieme gioire per il suo esistere”.

È il pensiero, nelle sue forme di critica, interrogativo, visione, nel suo essere funzione così peculiarmente umana che l’uomo definisce i propri confini, i propri limiti e si apre all’altro da sé.
Non tutto può essere pensato e questo pensiero apre alla grandezza dell’uomo che riconosce un sistema più ampio in cui è inserito.
L’accettazione del mistero è proprio in questo ponte tra conoscenza e mistero.
Il punto di svolta, il metodo, è un pensiero sensibilmente ancorato, un pensiero momento per momento legato al Bene.
Una risposta semplicemente grandiosa, come è l’essere umano a volte: può pensarsi, oggetto finito di conoscenza di un soggetto infinito conoscente cui è connesso ed in questa relazione non perdersi bensì ritrovarsi.
Affermarsi, in un agire quotidiano, etico, finalizzato al Bene naturalmente declinato per sé e per gli altri.
Ho letto, sottolineato, trascritto, letto di nuovo e ho trovato parole così corrispondenti al mio sentire.
A partire dal bisogno di pensare.
Non intellettualizzare. Pensare.
Esercitare profondamente la nostra umanità, riconoscerci, grandi, piccoli, scegliere, decidere, praticare, cercare una via verso la coscienza.
Provarci.
Leggere, scrivere, studiare, criticare.
Prepararci, anche condividendo la conoscenza.
“Tu diventi ciò di cui ti nutri, ciò di cui ti circondi, ciò che scegli come tua compagnia. Per questo, quale piccola guida per il lavoro interiore, concludo con un elenco di pratiche per il lavoro interiore.(…)”

IL BISOGNO DI PENSARE, di Vito Mancuso, ed Garzanti, 2017

È segnalato in Arkani Segnali perché: consiglio questo libro perché nutre e ci ricorda, riporta nel cuore, il fatto che pensare è un bisogno primario a cui non possiamo rinunciare.

Ho scelto questa mia foto perché tra le pratiche di lavoro interiore c’è: “leggere sempre con una matita in mano, sottolineare” ed era esattamente quello che stavo facendo mentre leggevo.

Cristina Busi
il bisogno di pensare

 

 

 

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